Coelum Astronomia 227 - 2018 - Page 132

Scendiamo ora verso sudovest, dove incontriamo un’altra coppia di stelle di quarta grandezza delle quali ω Dra è la più luminosa. Lontana 76 anni luce, splende di magnitudine +4,8. Si tratta di una binaria spettroscopica dal periodo orbitale di 5,3 giorni dove entrambe le componenti sono nane di sequenza principale di tipo F, con massa 1,5 volte quella del Sole la maggiore e 1,18 volte la secondaria. Dirigendo da questa stella il telescopio verso sudest, esattamente a metà del percorso verso la stella di quinta grandezza 36 Dra posta 4° a sudest, giungiamo esattamente nel punto dove sulla sfera celeste si proietta il polo nord dell’eclittica: tra le numerose, anonime stelle di fondo, fa immediata comparsa l’oggetto più interessante che andiamo a descrivere in questa puntata, la nebulosa planetaria NGC 6543, che per la sua notevole luminosità e diametro si staglia con prepotenza sullo sfondo del cielo.

Scoperta da Herschel il 15 febbraio 1786, è uno tra i più noti e, finora, meglio studiati oggetti di questo tipo. Fu proprio il grande astronomo anglo-tedesco, osservando le prime di tali nebulose da lui scoperte, tra cui questa, a definirle “planetarie” poiché la forma solitamente tondeggiante unita al colore tipicamente grigio-verdastro ricordavano molto il pianeta Urano, scoperto sempre da Herschel appena 4 anni prima.

Un record “storico” NGC 6543 fu quando, il 29 agosto 1864, l’astronomo inglese William

Omega Draconis e l’Occhio di Gatto

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Camera for Surveys (aprile 2003) e della Wide Field Camera 3 (agosto 2013), è riuscito a produrre un’immagine davvero fantastica, con una risoluzione senza precedenti, di questa galassia: in essa, si rendono chiaramente visibili mura di stelle, associazioni OB con stelle azzurre e giovani, supergiganti isolate qua e là nel disco e aree gassose dal colore rosso vivo sparse attraverso le sue vorticose braccia, senza contare le vaste aree polverose che serpeggiano attraverso le braccia e il centro della galassia, conferendogli un aspetto maculato. La galassia non mostra alcun rigonfiamento centrale bensì un enorme alone di gas. Tra l’altro, la regione centrale di questo “universo isola” (è proprio il caso di dirlo!) è un ottimo esempio di ciò che viene definito "regione di emissione nucleare a bassa ionizzazione" o LINER, meno luminosi rispetto alle galassie più luminose. Si ritiene che l'emissione NGC 6503 sia prodotta da un buco nero affamato che però riceve quantità molto piccole di gas in caduta su di esso: poco, per tenerne a bada il grande appetito!