Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 98

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Sopra. Esempi di possibili stadi evolutivi di un organismo alieno. (A) una molecola replicante non soggetta alla selezione naturale (B) una entità cellulare più strutturata soggetta ad evoluzione e (C) un organismo completo ed evoluto (illustrazione di GPNoi).

hanno portato alla ribalta le specie più resilienti: la fotosintesi, l'ossigenesi, l'estremofilia, l'endosimbiosi, la differenziazione cellulare, la colonizzazione delle terre, l'evoluzione del movimento, la vista, l'omeotermia, l'acquisizione di un sistema nervoso complesso fino ad arrivare allo sviluppo di una intelligenza singola e sociale.

L'integrazione di più funzioni all'interno di un solo essere vivente definisce una struttura evoluta, ma esistono sistemi in cui si sono semplicemente aggregate e altri che hanno dato vita a organismi

complessi, in cui le sottostrutture che li compongono lavorano come una parte del tutto, senza antagonismo.

Una via di mezzo fra le due è ad esempio il processo che ha portato i batteri ad aumentare la loro complessità inglobandone altri le cui funzioni erano utili per il loro sviluppo.

Negli esseri umani invece le cellule si sono organizzate per una differenziazione delle

funzioni, dando origine a organi deputati a compiti specifici. Come abbiamo detto però, anche se l’essere umano potrebbe sembrare il punto di arrivo di un processo apparentemente lineare, convive (e ha convissuto) con altre forme viventi che, a loro modo, hanno anch'esse sviluppato una forma di intelligenza, di linguaggio e di tecnologia.

Entità aliene complesse potrebbero, con ogni probabilità, aver seguito le stesse regole ma uno qualsiasi di questi “cammini”.

Si capisce quindi come sia in realtà difficile fare reali previsioni sulla morfologia e sulla xeno-biodiversità, anche se le caratteristiche fisiche dei pianeti e delle stelle ospiti possono drasticamente influenzare l’evoluzione di eventuali forme di vita.

Se consideriamo la presenza di acqua liquida come un altro punto fermo per la possibile esistenza e nascita della vita, semplificando, una stella troppo calda genererebbe una dose di radiazioni tali da impedire l'esistenza di un ecosistema. Il pianeta, per poter mantenere l’acqua allo stato liquido dovrebbe essere sufficientemente lontano dalla stella madre, senza contare che la rapida evoluzione di queste stelle non avrebbe lasciato il tempo necessario alla vita per svilupparsi e progredire. All'estremo opposto, una stella troppo fredda, sebbene con una vita

molto più lunga potrebbe impedire all'acqua di trovarsi allo stato liquido.