Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 95

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Per approfondire

Sidney van den Bergh, 2011, The Curious Case of Lemaitre's Equation No. 24

M.J.Way, Harry Nussbaumer, 2011, Lemaitre's Hubble relationship

David Block, 2011, Georges Lemaitre and Stiglers Law of Eponymy.

Helge Kragh, 2018, Hubble Law or Hubble-Lemaître Law? The IAU Resolution, arXiv:1809.02557

un lieto fine. Da un lato, Hubble è stato scagionato dall’accusa più grave (anche se, nel corso della sua carriera, l’astronomo americano ha senz’altro manifestato qualche umana vanità e non ha riconosciuto pienamente il ruolo di altri colleghi). Dall’altro è stata resa nota e chiarita anche a coloro che non sono specialisti di storia della cosmologia l’importanza di Lemaître nella scoperta dell’espansione dell’universo e, più in generale, il ruolo chiave che ha avuto l’astrofisico belga nell’aprire la strada alla teoria del Big Bang e che lo pone fra i grandi padri della cosmologia moderna.

Aggiungiamo che la lettera ritrovata ne mette ancor più in valore lo straordinario spessore umano. Infatti, la rinuncia a rivendicare una priorità è abbastanza difficile da immaginare nel mondo della ricerca contemporanea ed era un fatto presumibilmente raro anche alla sua epoca. L’abate Lemaître non ha dunque peccato di vanità né di immodestia.

Alla luce di quanto si è detto, pertanto, la proposta dell’IAU di ribattezzare la legge di Hubble “legge di Hubble-Lemaître” appare legittima. Però il 7 settembre è comparso su arXiv un articolo di Helge Kragh, probabilmente il maggiore esperto attuale della storia della cosmologia moderna, che è sorprendentemente molto critico nei confronti delle motivazioni della IAU. Fin dall’inizio afferma infatti che «un esame critico della risoluzione rivela errori di natura non banale».

Che cosa contesta Kragh all’IAU?

Ci sono appunti minori, come il fatto che la legge di Hubble non cominciò ad avere questo nome subito dopo l’articolo di Hubble e Humason del 1931, come si afferma nella risoluzione, ma molti anni dopo e che, ironicamente, uno dei primi a chiamarla così fu proprio Lemaître.

Inoltre nella risoluzione si legge che alla terza assemblea generale dell’IAU, del 1928 a Leida, Hubble e Lemaître si scambiarono le rispettive opinioni sulla relazione tra redshift e distanza, ma a sostegno di ciò si citano due fonti che, in realtà, non dicono nulla su tale incontro. Kragh afferma che, su questo punto, la risoluzione dell’IAU traccia una storia superficiale e arriva quasi a inventare delle prove. Secondo Kragh occorre distinguere i rispettivi contributi dei due scienziati: Lemaître fu il primo a proporre e giustificare con i dati disponibili l’espansione dell’universo, ma la relazione empirica redshift-distanza fu stabilita da Hubble. Sia chiaro, Kragh non si esprime in merito alla proposta dell’IAU, ma ne critica il metodo: ogni decisione va presa sulla base di «seria documentazione storica e non di speculazioni su ciò che sarebbe potuto avvenire nel passato».

Indubbiamente le rettificazioni dello storico danese sono pertinenti e ci si può rammaricare che non sia stato consultato qualche specialista di storia della cosmologia (credo che questo sia uno dei motivi della palese e inabituale irritazione di Kragh).

Personalmente ho sempre ritenuto che a Lemaître dovesse essere prima o poi dedicato un grande telescopio europeo e l’Extremely Large Telescope (ELT) sarebbe una buona occasione, mentre aggiungere il suo nome alla legge di Hubble non mi sembrava necessario. Comunque, considerato il contenuto dell’articolo del 1927, con la comprensione del legame fra l’espansione dell’universo e la relazione redshift-distanza, con il confronto con le osservazioni allora disponibili (che, sia detto per inciso, includevano le osservazioni spettroscopiche di Slipher e Humason e le misure di distanza di Hubble) e con la prima determinazione della costante di Hubble, voterò a favore della risoluzione IAU, pur cosciente dei suoi limiti.

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