Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 92

Coelum Astronomia

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Lost in translation: un post-scriptum su Lemaître

e la legge di Hubble

Sul numero 216 di Coelum Astronomia, l’articolo di Rodolfo Calanca ha trattato la scoperta della cosiddetta legge di Hubble (la relazione di proporzionalità tra redshift e distanza delle galassie) e il ruolo, a lungo rimasto in ombra, dell’astrofisico e sacerdote belga Georges Lemaître. Nel 1929 Hubble presentò i dati a sostegno della linearità della relazione redshift-distanza senza darne una spiegazione teorica (citò soltanto il modello di de Sitter, che allora era ritenuto statico). Invece Lemaître, già in un suo articolo del 1927 pubblicato in francese sugli Annales de la Societé Scientifique de Bruxelles, aveva mostrato che la relazione redshift-distanza poteva essere interpretata come una conseguenza dell’espansione dell’universo e aveva persino stimato il valore di quella che sarebbe successivamente divenuta nota come la costante di Hubble. Questo articolo rimase ignoto ai più finché non fu tradotto in inglese e pubblicato nel 1931 sulla rivista britannica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (MNRAS).

Il mistero citato nell’articolo di Calanca è che nella traduzione manca proprio la parte riguardante la

legge di Hubble, per ragioni rimaste a lungo inspiegate. Questo mistero, a dire il vero, è rimasto ignoto anche alla maggior parte della comunità astronomica, finché nell’estate del 2011 non si è accesa una vivace polemica sul database arXiv.org; normalmente questo database ospita i preprint degli articoli scientifici, ma in quel periodo sono comparsi vari contributi dedicati al ruolo di Lemaître e al mistero della

traduzione censurata (ne avevo a suo tempo discusso sul numero 152 di Coelum). In uno di questi, scritto dall’astronomo David Block, si rivolgevano pesanti accuse nei confronti di Hubble: non solo l’astronomo americano avrebbe ignorato la priorità di Georges Lemaître, ma sarebbe addirittura intervenuto di persona rivolgendosi all’editor del MNRAS, W.M. Smart, per censurare il suo articolo. A sostegno della tesi della censura volontaria, Block si è avvalso di una lettera inviata da Smart a Lemaître che sembrava suggerire di tagliare proprio la parte relativa alla relazione velocità-distanza, ma non vi era alcuna prova di un intervento di Hubble. Rimaneva dunque l’interrogativo su chi (forse Smart stesso?) avesse preso la decisione di omettere quella parte e i motivi per cui lo avrebbe fatto.

Mancando altri documenti e testimonianze, sembrava che il mistero dell’articolo censurato fosse destinato a rimanere insoluto. Invece un astrofisico dello Space Telescope Science Institute di Baltimora, Mario Livio, non convinto dell’interpretazione data da Block alla lettera di Smart, ha deciso di andare a fondo nella vicenda,

Edwin Hubble