Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 79

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difficile da bilanciare e da ciò scaturisce un tasso di formazione stellare fuori controllo, e inarrestabile.

I ricercatori hanno stimato che il gas presente in COSMOS-Aztec-1 sarà completamente consumato in 100 milioni di anni: una velocità dieci volte maggiore di quella riscontrata in altre galassie starburst. Se potessimo osservare AzTEC-1 cento milioni di anni nel futuro, vedremmo probabilmente una galassia completamente diversa: un densissimo agglomerato di stelle ormai quasi completamente privo di gas e polveri, senza più capacità di formare nuove stelle.

Ma perché tutte le regioni di formazione stellare di questa “galassia mostro” sono così instabili? La ragione non è ancora chiara ai ricercatori ma una delle ipotesi è che questa instabilità sia il frutto di una o più fusioni con altre galassie: la collisione può aver causato concentrazioni molto elevate di gas in aree relativamente piccole, innescando così una formazione particolarmente intensa di stelle. Non ci sono ancora prove, tuttavia, a sostegno di tale ipotesi. «In questo momento non abbiamo prove di fusione in questa galassia. Osservando con ALMA altre galassie simili, vogliamo svelare la relazione tra le fusioni galattiche e la formazione di galassie-mostro», conclude Tadaki.

Una delle teorie oggi più accreditate per quanto riguarda la formazione delle galassie starburst è quella che prevede che una galassia, naturalmente dotata di grandi quantità di gas e polveri, sia perturbata dall’incontro ravvicinato con un'altra galassia o, addirittura, dallo scontro scontro con altre galassie. L'interazione gravitazionale genera onde d'urto che attraversano le nubi di gas molecolare che formano il disco galattico, innescando un meccanismo di collasso gravitazionale nelle regioni a maggior densità e dando quindi il via alla formazione stellare. Negli addensamenti gassosi si formano spesso grappoli di stelle blu molto massicce, di classe O e B (associazioni OB), caratterizzate da una vita relativamente breve che si conclude con una potente detonazione in supernova, generando ulteriori onde d'urto nella galassia. Questa situazione crea una reazione a catena che rinforza gli addensamenti di gas amplificando i processi di formazione stellare che, nel giro di pochi milioni di anni, può raggiungere ritmi di decine o addirittura centinaia di volte il tasso di formazione in una galassia normale.

Le galassie starburst sono piuttosto rare oggi, ma gli astronomi hanno scoperto che erano molto comuni nell'Universo primordiale, quando le galassie erano più vicine e interagivano quindi più facilmente. Una buona parte delle galassie più lontane osservate, come ad esempio quelle rintracciabili nella famosa ripresa nota come “Campo Profondo di Hubble”, realizzata con il Telescopio Spaziale Hubble, sono note per essere galassie starburst. Sfortunatamente queste galassie sono troppo lontane per poter essere osservate con sufficiente accuratezza, in modo da comprendere nel dettaglio il meccanismo che scatena lo starburst. Per questo motivo le campagne osservative estreme e gli studi condotti sull’Universo primordiale, proprio come quello su COSMOS-AzTEC-1, risultano di grande importanza.

Per fortuna esistono anche degli esempi meno remoti di questa tipologia di galassie e, indagando le loro caratteristiche, è possibile farsi un'idea di cosa accadde nell'Universo primordiale. Una delle galassie sturburst del nostro vicinato cosmico è M 82, la famosa “Galassia Sigaro”, così nominata per via dell’elongazione del suo disco ellittico. Fino a

non molto tempo fa si riteneva che fosse una galassia di tipo irregolare ma alcune ricerche più recenti, condotte nel vicino infrarosso, hanno invece fatto pensare che si tratti di una normale galassia a spirale vista di taglio, con la complicanza di un nucleo con un esplosivo tasso di formazione stellare. Posta a circa 12 milioni di anni luce, in direzione della costellazione dell’Orsa Maggiore, M 82 è una galassia relativamente brillante grazie anche alla sua vicinanza, e se la notte è particolarmente propizia all'osservazione astronomica può essere individuata anche con un semplice binocolo.

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