Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 59

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Sopra. Questa immagine si riferisce al recupero dell’SRC della precedente missione Hayabusa1. Si spera ovviamente che anche l’SRC di Hayabusa2 avrà lo stesso destino, riportando a casa il suo prezioso carico che permetterà agli scienziati di far luce sulle origini del Sistema Solare. Crediti: Reuters.

La verità è che missioni come quella di Hayabusa 2 e di OSIRIS-REx (la sonda della NASA in viaggio verso l'asteroide Bennu con compiti analoghi a quelli della missione giapponese) si pongono al limite di ciò che la tecnologia umana è oggi in grado di realizzare.

Il successo di tali missioni dipende per buona parte dalla capacità di prevedere in anticipo tutto ciò che può capitare nel corso delle operazioni automatizzate previste dal progetto. Consiste soprattutto nel prevedere gli imprevisti. Sembra una contraddizione in termini, ma non lo è. Per mandare una sonda a 300 milioni di km dalla Terra, farle prelevare campioni di suolo dalla superficie di un corpo dalle caratteristiche fisiche sostanzialmente ignote e farglieli riportare intatti sul nostro pianeta occorre una capacità progettuale immensa, paragonabile a quella che servirebbe per prevedere tutte le mosse dell'avversario in una partita a scacchi... ma prima ancora di sedersi al tavolo, e sapendo che l'unico risultato ammesso è la vittoria.