Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 47

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attrazione gravitazionale dell’asteroide la faccia posare delicatamente sulla superficie. Durante questi metri finali, le correzioni di assetto faranno affidamento sulla navigazione ottica: le telecamere di bordo riprenderanno il luogo di atterraggio, illuminato da ritmici flash che avranno il compito di evidenziare i Target Markers. Quest’ulteriore procedura ha lo scopo fondamentale di identificare ed eliminare, prima del contatto col suolo, qualsiasi componente orizzontale nella velocità del velivolo, la cui persistenza porterebbe a un atterraggio non sicuro.

Se la navigazione ottica indicherà che non ci sono le condizioni per un atterraggio sicuro, o se i sensori posti sotto ai pannelli fotovoltaici rileveranno ostacoli sporgenti che possano metterli a rischio, la manovra di discesa verrà abortita automaticamente e la sonda accenderà i razzi per recuperare quota.

Il progetto prevede tre avvicinamenti a Ryugu, di cui due prima della formazione del cratere artificiale (il primo touchdown vero e proprio è previsto per la fine di ottobre 2018).

Il sistema per prelevare campioni di suolo da Ryugu

A destra. Vista d’insieme del corno campionatore di Hayabusa2. Crediti: Hirotaka Sawada et al., “Hayabusa2 Sampler: Collection of Asteroidal Surface Material”, 2017

L’elemento più caratteristico di Hayabusa2 è una specie di proboscide (Sampler Horn) che la sonda userà per “pungere” la superficie di Ryugu più o meno come fa una zanzara: preleverà minuscole quantità di particelle provenienti dall’asteroide, intrappolandole e sigillandole, compresi gli eventuali composti volatili, all’interno di un apposito contenitore per riportare il tutto sulla Terra.

L’estremità finale del corno, cioè l’elemento che entrerà fisicamente in contatto con la superficie di Ryugu, ha un diametro di 14 cm. All’imboccatura superiore del corno campionatore sono inserite canne in acciaio inossidabile, lunghe 115 mm e con diametro di 17 mm. Sono sostanzialmente dei piccoli fucili, che spareranno un proiettile destinato a conficcarsi nella superficie dell’asteroide. Ciascun proiettore ha a disposizione un solo colpo: uno sparo e un proiettile per ognuno dei tre atterraggi previsti dalla missione.

Il proiettile, del peso di 4,85 grammi, è realizzato in tantalio, un metallo che è stato scelto per la sua rarità. Se anche, infatti, particelle di tantalio provenienti dal proiettile finiranno nei campioni di materiale prelevato dall’asteroide, per gli scienziati