Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 45

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Sopra. Schema della procedura di discesa di Hayabusa2 sulla superficie di Ryugu. La sigla GCP sta per “Ground Control Position”, cioè posizione controllata da Terra. TM sta per “Target Marker”: piccole sfere riflettenti da 10 cm di diametro, lasciate cadere da Hayabusa 2 sulla superficie dell’asteroide per aiutare i sensori a individuare il punto di contatto con il suolo. ΔV è la variazione di velocità nell’unità di tempo (Yuya Mimasu et al., “Touchdown Analysis for Hayabusa2”, 2012 / traduzione in italiano: Michele Diodati).

Sotto. Quando illuminati, i TM riflettono la luce che li colpisce in modo da diventare bersagli molto visibili sulla superficie dell’asteroide. Crediti: JAXA

La prima fase: controllo da Terra

La fase controllata da Terra si svolgerà tra 4 km e 40 metri di altitudine dalla superficie di Ryugu. Durante questa fase, il LIDAR misurerà le variazioni di distanza dal suolo nel corso della discesa, mentre il controllo missione da Terra si occuperà di monitorare gli spostamenti laterali rispetto alla traiettoria ottimale prevista, sfruttando una delle due fotocamere grandangolari del sistema di navigazione ottico.

Un elemento fondamentale di cui tenere conto in questa fase guidata è che le immagini trasmesse da Hayabusa2 impiegheranno circa 20 minuti per coprire la distanza tra Ryugu e la Terra. In altre parole, il controllo missione dovrà calcolare con la massima precisione possibile dove si troverà la sonda rispetto all’asteroide 40 minuti dopo l’acquisizione delle immagini su cui vengono eseguiti i calcoli, affinché i comandi inviati da Terra possano compensare efficacemente le variazioni reali della posizione di Hayabusa2 rispetto alla traiettoria di discesa ottimale.

La seconda fase: Hayabusa2 prende il controllo

Poiché lo scambio di segnali tra la sonda e la Terra soffre di questo inevitabile ritardo, l’ultima fase della discesa, da 40 metri di altitudine fino al contatto con la superficie di Ryugu, non potrà essere controllata da Terra. In questa fase Hayabusa2 dovrà fare tutto da sola e sarà cruciale che ognuna delle procedure automatiche funzioni a dovere.

A un’altitudine di 40 metri dal suolo, verranno rilasciati in caduta libera verso il sito di atterraggio dei piccoli oggetti riflettenti: delle sfere del diametro di 10 centimetri ciascuna, chiamate Target