Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 177

Il trittico di deboli stelle viene chiuso da σ Dra, “vicina” di ε Dra. La stella, che splende di magnitudine +4,68, possiede il nome proprio Alsafi, derivato dall'arabo Athafi, erroneamente trascritto dal plurale arabo Athāfiyy, con il quale i nomadi del deserto designavano i supporti delle loro cucine portatili, nome che però era anche attribuito alle già visitate τ ed υ Dra. Si tratta di una nana di sequenza principale di tipo G9 V (5.200 K). Il raggio, misurato direttamente con l'interferometro CHARA, è pari al 77,6% del raggio solare. Parimenti, massa e luminosità sono l'85% e il 41% dei corrispettivi solari. Alsafi è quindi una stella non dissimile dal Sole: temperatura, luminosità e attività alla superficie sembrano variare leggermente, in un modo molto simile al ciclo delle macchie solari sebbene l'intera lunghezza del ciclo non sia ancora nota. Misure della velocità radiale della stella, eseguite allo spettrometro del telescopio Keck, sembrerebbero provare la presenza, non ancora confermata, di un pianeta non dissimile da Urano, dalla massa 12 volte quella terrestre e dal periodo orbitale di circa 300 giorni.

Restiamo all'interno di questo grande poligono delimitato dalle sei stelle: puntando anche un piccolo binocolo del tipo 8x30 l'area delimitata dalle quattro stelle τ, χ, φ e υ Dra, si potrà notare la presenza di due piccoli asterismi la cui forma ricorda davvero molto due costellazioni: quello compreso tra υ e τ Dra la Croce del Sud mentre quello tra χ ed υ Dra, composto da stelle colorate di settima-ottava grandezza, assomiglia incredibilmente alla nota Cassiopea. L'ammasso è anche noto come Kemble 2 o, per l'appunto “piccola Cassiopea”. Venne osservato da Padre L. Kemble, gesuita ed attento osservatore binoculare che descrisse alcuni interessanti asterismi nella volta celeste.

Alsafi e la Piccola Cassiopea

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diametro una ventina di volte il Sole, una sospetta “stella al bario” che indurrebbe, quindi, la compagna a essere una nana bianca. Vecchia di circa 1,37 miliardi di anni, possiede una massa il doppio di quella del Sole, irradiando poco più del doppio della sua luminosità intrinseca.