Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 11

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A sinistra. Nei vari riquadri, sempre più ingrandita, la zona di cielo ripresa dai vari telescopi, a partire dal grande campo del VLT, fino al dettaglio dell'immagine Hubble che ha immortalato la piccola ladra di idrogeno. Crediti: NASA, ESA, S. Ryder (Australian Astronomical Observatory), and O. Fox (STSci).

I dati raccolti dal TGO di ExoMars sono in buon accordo con i dati raccolti dal Mars Science Laboratory Curiosity della NASA; durante il suo viaggio verso Marte nel 2011-2012, e con altri rivelatori di particelle attualmente nello spazio. Un nuovo sensore è in preparazione per la missione ExoMars 2020, che monitorerà l'ambiente radioattivo dalla superficie di Marte.

Le radiazioni non sono però l'unico pericolo da affrontare per una missione su Marte. Una tempesta di polvere globale, come quella che ha travolto il pianeta quest'anno, costituisce sicuramente un’altra fonte di preoccupazione. Durante la tempesta, i livelli di luce in superficie si sono drasticamente ridotti, costringendo il rover Opportunity della NASA ad un arresto forzato. Il rover, alimentato dall’energia solare, è in silenzio ormai da più di tre mesi (leggi l’articolo a pagina 84).

Per dare un’idea della portata di queste tempeste, anche il sistema di imaging stereo del TGO di ExoMars, la camera CaSSIS (Colour and Stereo Scientific Imaging System), in orbita a 400 km sopra la superficie, ha faticato a compiere i rilevamenti poiché la superficie del pianeta era quasi completamente oscurata dalla polvere (dallo scorso 20 agosto, tuttavia, CaSSIS ha ricominciato a lavorare 24 ore su 24).

Un'immagine acquisita il 2 settembre, sebbene non completamente esente da difetti, mostra chiaramente delle strisce scure che potrebbero essere collegate all’azione della tempesta. Un'interpretazione possibile è che queste caratteristiche siano state prodotte dai "dust devil” – delle trombe d'aria – che agitano la polvere superficiale. La regione, Ariadne Colles nell'emisfero australe di Marte, era stata fotografata anche dalla camera del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA a marzo, prima della tempesta, e non risultano tracce di di queste strisce.

L'Italia, con l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è il principale sostenitore della missione, con il 40% dell'investimento totale. Forte è il contributo italiano allo sviluppo del trapano che perforerà il suolo marziano per il prelievo di campioni e del centro operativo da cui il Rover verrà controllato nel 2020. Inoltre, la camera CaSSIS, a bordo della sonda TGO, è stata disegnata e realizzata all’Università di Berna con il contributo dell’INAF di Padova e dell’ASI.

Sopra. L’immagine registrata dalla camera CaSSIS del TGO di ExoMars, subito dopo la tempesta di polvere marziana, ha evidenziato numerose striature scure sulla superficie, un probabile effetto della potente tempesta che ha investito il pianeta nei mesi centrali di quest’anno. Crediti: ESA/Roscosmos/CaSSIS