Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 10

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ExoMars e i pericoli di un viaggio

su Marte

di Redazione Coelum Astronomia

Il TGO di ExoMars. Crediti: ESA/ATG-Medialab

Negli ultimi anni sono stati realizzati numerosi studi volti ad analizzare i pericoli per gli astronauti in volo prolungato nello spazio, soprattutto in vista delle future missioni umane su Marte. In particolare, il problema legato all'esposizione alle radiazioni si è fatto sempre più urgente. A tal riguardo, durante l’European Planetary Science Congress (EPSC) di Berlino, sono stati presentati i primi risultati scientifici della sonda TGO (Trace Gas Orbiter) della missione ESA-Roscosmos ExoMars.

Il dosimetro Liulin-MO del rilevatore Fine Resolution Epithermal Neutron Detector (FREND) a bordo di TGO ha fornito dati preziosi sulle dosi di radiazioni registrate durante la crociera interplanetaria di sei mesi verso Marte e poi dal momento in cui la sonda ha raggiunto l'orbita attorno al pianeta.

I dati sono chiari: i futuri astronauti in missione su Marte sarebbero esposti a una dose di radiazioni pari al 60% del limite raccomandato per la loro intera carriera, e questo solo durante il viaggio di andata e ritorno dal Pianeta Rosso.

Sulla Terra, il forte campo magnetico e la spessa atmosfera ci proteggono dall'incessante bombardamento di raggi cosmici e radiazioni spaziali. Questo schermo naturale nello spazio ovviamente non c’è e l’esposizione alle radiazioni può causare gravi danni agli esseri umani, tra cui un aumento del rischio di cancro, effetti sul sistema nervoso centrale e malattie degenerative. Per questo motivo l’ESA sta studiando delle contromisure per proteggere al meglio i futuri astronauti impegnati nelle missioni spaziali di lunga durata.

«Uno dei fattori di base nella pianificazione e nella progettazione di una missione di lunga durata per Marte con equipaggio è la valutazione del rischio costituito dalle radiazioni», afferma Jordanka Semkova dell'Accademia Bulgara delle Scienze e capo dello strumento Liulin-MO. «Le dosi di radiazioni accumulate dagli astronauti nello spazio interplanetario sarebbero centinaia di volte più grandi rispetto a quelle accumulate dagli esseri umani nello stesso periodo di tempo sulla Terra, e molte volte più grandi delle dosi assunte dagli astronauti che lavorano sulla Stazione Spaziale Internazionale. I nostri risultati mostrano che il viaggio stesso fornirebbe un'esposizione molto significativa».