Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 49

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Una mascotte su Ryugu

Un rendering del lander Mascot sulla superficie di Ryugu. Crediti: DLR

Ma perché limitarsi a studiare l’asteroide da lontano, quando nella debolissima gravità di Ryugu è possibile far atterrare in modo relativamente semplice degli strumenti sulla sua superficie? Proprio per non perdere questa possibilità, la JAXA ha deciso di incorporare nella sonda Hayabusa2 un lander in grado di studiare l’asteroide direttamente sul posto. La costruzione del dispositivo fu affidata alle agenzie spaziali CNES, francese, e DLR, tedesca, che produssero uno straordinario concentrato di tecnologia racchiuso in uno scheletro di pochi centimetri di lato. Il suo nome è MASCOT, forma abbreviata di Mobile Asteroid surface SCOuT ma che, con un gioco di parole, richiama la parola inglese “mascot”, equivalente del francese “mascotte”, ossia “portafortuna”.

MASCOT è un parallelepipedo delle dimensioni di una scatola da scarpe con una massa totale di 9,8 kg. All’interno trova posto un’incredibile quantità di componenti elettronici e meccanici, che servono a modificare l’assetto al suolo, spostarsi sulla superficie dell’asteroide, comunicare con Hayabusa2, prendere decisioni autonome, acquisire immagini del suolo e, naturalmente, svolgere osservazioni scientifiche.

La batteria che lo alimenta è dello stesso tipo usato dal lander Philae, sganciato (con poca fortuna) dalla sonda ESA Rosetta sulla cometa 67P. È progettata per garantire a MASCOT un’autonomia operativa compresa tra le 12 e le 16 ore.

MASCOT sarà sganciato il prossimo 3 ottobre 2018. Quel giorno Hayabusa2 dovrà scendere fino a 100 metri dalla superficie dell’asteroide, in modo da consentire al lander una caduta libera relativamente controllata, della durata approssimativa di 20–30 minuti.

Per poter svolgere con successo la sua missione scientifica dalla superficie di Ryugu, MASCOT dovrà in primo luogo atterrare nel punto giusto. Il piccolo lander non è progettato per atterrare in un posto qualunque, ma dovrà posarsi in un sito con caratteristiche ben precise:

- il luogo di atterraggio dovrà essere esposto alla

luce solare per il 50–70% del periodo di rotazione dell’asteroide;