Coelum Astronomia 226 - 2018 - Page 114

Coelum Astronomia

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Gli incontri Deep-Sky della cometa 21P/Giacobini-Zinner

Introduzione di Claudio Elidoro

Difficile rimanere indifferenti dinanzi alla fotografia di una cometa. Praticamente impossibile, poi, se la ripresa è del livello di quella realizzata da Marco Bruno che, nelle prime ore dello scorso 11 settembre, ha immortalato la cometa 21P/Giacobini-Zinner mentre transitava accanto all’ammasso aperto M 37 nella costellazione dell’Auriga. Una delizia di immagine e una accoppiata di oggetti celesti davvero incredibile. Allo splendore della cometa, infatti, si affianca il fascino di un ammasso stellare distante 4.500 anni luce e composto da oltre 500 stelle. Nel suo "Le Stelle e le curiosità del cielo" pubblicato nel 1881, il grande divulgatore francese Camille Flammarion scrive che M 37 «offre nel campo del telescopio un brillante scintillio, quasi di infuocata polvere d’oro». Sarà pur retorica, ma la similitudine mi piace...

Regina indiscussa dell’immagine, comunque, è la cometa Giacobini-Zinner, scoperta a Nizza il 20 dicembre 1900 da Michel Giacobini, che riuscì anche a stimare il suo periodo in poco meno di 7 anni. Nell’ottobre 1913 – quasi a sorpresa, visto che era abbondantemente in anticipo rispetto alla tabella di marcia calcolata da Giacobini – la cometa venne individuata da Ernst Zinner osservando da Bamberga, in Baviera. Per un po’ di giorni portò il suo nome, finché saltò fuori che in realtà era la cometa di Giacobini, solo che il suo periodo era leggermente inferiore a quello calcolato nel 1900; oggi sappiamo che il suo periodo è di circa 6 anni e mezzo. Ad ogni modo, per non scontentare nessuno, si decise di assegnare alla cometa i nomi di entrambi gli scopritori.

Si stima che le dimensioni del nucleo di questa cometa si aggirino intorno ai 2 km, dunque si tratta di un oggetto molto più piccolo di quello che ci ha rivelato in modo davvero emozionante la missione Rosetta; il nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, infatti, misura 3,5 x 4 km. Entrambe queste comete, però, condividono l’appartenenza alla cosiddetta famiglia delle comete gioviane, centinaia di comete legate gravitazionalmente al pianeta Giove, tanto che, occasionalmente, il pianeta gigante finisce col perturbare le loro orbite.