Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 95

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Sopra. Lo schema illustra l’ipotesi presentata dagli autori dello studio: sfruttando le correnti ascensionali create dalle cosiddette onde di gravità in presenza di rilievi montuosi, vaste colonie di batteri hanno raggiunto gli strati inferiori delle nuvole di Venere, sopravvivendo in un ambiente molto acido e privo di ossigeno, ricco di composti dello zolfo e del ferro (Limaye Sanjay S. et al., Astrobiology,

http://doi.org/10.1089/ast.2017.1783).

Proprio nel dibattito sulla natura degli ignoti composti assorbenti si inserisce lo studio di Limaye e colleghi. L’ipotesi proposta da questi autori è che l’assorbimento della luce solare in quelle lunghezze d’onda sia determinato da miliardi e miliardi di organismi viventi unicellulari, che fluttuano tra le nuvole di Venere. Se le cose stessero così, allora i composti assorbenti osservati da satelliti e telescopi potrebbero essere pigmenti fotosintetici, come la clorofilla e la ficocianina qui sulla Terra, che gli organismi unicellulari venusiani usano per il loro metabolismo, per trasformare cioè la luce solare in energia.

Pare infatti che diverse molecole biologiche terrestri abbiano firme spettrali sovrapponibili a quelle dei composti assorbenti trovati nell’atmosfera di Venere. Scrivono a tal proposito Limaye e colleghi:

«Se le nuvole di Venere ospitano davvero una biologia, allora questi materiali biotici potrebbero esibire potenzialmente firme spettrali che combaciano con quelle delle nuvole di Venere. Per esempio, i contrasti osservati a 270, 283, 365, 410 e 430 nm (Pioneer, Akatsuki, Galileo e MESSENGER) sono simili in modo allettante alle proprietà di assorbimento di molecole biologiche terrestri, che hanno picchi di assorbimento a lunghezze d’onda che attraversano le regioni dello spettro elettromagnetico dall’ultravioletto al visibile».

C’è in particolare un microorganismo terrestre che sembra fatto apposta per vivere tra le nuvole di Venere, non solo per la sua firma spettrale, ma anche per il suo metabolismo. È l’Acidithiobacillus ferrooxidans, un proteobatterio che appartiene allo stesso phylum di patogeni piuttosto famigerati come Escherichia coli, Salmonella typhi, Vibrio cholerae ed Helicobacter pylori.