Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 93

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microorganismi che, trasportati dalle correnti, sopravvivono nell’atmosfera a decine di chilometri dal suolo, ma anche batteri che prosperano in condizioni estreme di temperatura e pressione, in assenza di ossigeno, in ambienti fortemente acidi o alcalini. La vita, insomma, almeno sul nostro pianeta, ha saputo adattarsi anche alle condizioni apparentemente più avverse. Non è impossibile, quindi, che anche su Venere la vita abbia trovato una sua strada, basata magari su una biologia diversa da quella sviluppatasi sul nostro pianeta.

Ma quali indizi abbiamo che l’ipotesi proposta da Limaye e colleghi non sia pura e semplice speculazione? In verità, almeno due.

In primo luogo è molto probabile che Venere, all’inizio della sua storia, abbia avuto un clima più

ospitale rispetto a quello attuale e favorevole alla vita per almeno 750 milioni di anni, con la presenza di acqua liquida in superficie per circa 2 miliardi di anni. Questo passato “liquido” è supportato dal raffronto tra il rapporto deuterio/idrogeno nell’atmosfera di Venere e quello dell’atmosfera terrestre: dal confronto emerge che, così come c’è acqua sulla Terra, in passato deve esserci stata acqua liquida anche sulla superficie di Venere.

Se dunque il nostro pianeta gemello è probabilmente risultato abitabile per centinaia di milioni di anni, è possibile che si siano evolute semplici forme di vita primitive, le quali, una volta

divenuta inabitabile la superficie, si possono essere trasferite nell’atmosfera grazie alle correnti ascensionali, trovando nello strato inferiore delle nuvole venusiane un habitat adatto a garantire la sopravvivenza.

Il secondo indizio deriva da osservazioni nell’ultravioletto che risalgono indietro nel tempo fino al 1928. Se si osserva Venere nella luce visibile, si vede un mondo completamente ricoperto da una spessa e indistinta coltre nuvolosa, che non lascia trapelare alcuna caratteristica distintiva, né dell’atmosfera né della superficie. Le cose cambiano, invece, se si osserva il pianeta nell’ultravioletto e nell’infrarosso, come ha fatto di recente la sonda Akatsuki dell’agenzia spaziale giapponese JAXA, producendo una serie di spettacolari immagini.

In queste lunghezze d’onda, l’atmosfera di Venere

A destra. Un dettaglio sui misteriosi filamenti osservati sul lato notturno di Venere grazie allo strumento VIRTIS installato sulla sonda Venus Express dell'ESA.

Crediti: ESA, S. Naito, R. Hueso e J. Peralta