Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 87

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Crediti: ESA/Planck Collaboration

da scoprire», dice Marco Bersanelli dell’Università di Milano, vice PI dello strumento LFI. Per “Nuova fisica” s’intende che particelle o forze esotiche potrebbero influenzare i risultati.

Tuttavia, per quanto si tratti di una prospettiva emozionante, gli stessi risultati di Planck pongono forti vincoli a questa linea di pensiero, proprio perché si adattano così bene alla maggior parte delle osservazioni.

«È molto difficile includere una nuova fisica che allevi la tensione riuscendo, al tempo stesso, a mantenere la descrizione precisa offerta dal modello standard per tutto il resto, che già corrisponde», spiega François Bouchet dell’Istituto di astrofisica spaziale di Orsay, vice PIdello strumento HFI.

Di conseguenza, nessuno è al momento in grado di fornire una spiegazione soddisfacente per le differenze tra le due misurazioni, e il punto interrogativo rimane.

«Meglio, per ora, non entusiasmarci troppo alla possibilità di nuova fisica: potrebbe benissimo essere che la discrepanza, relativamente piccola, possa essere spiegata da una combinazione di piccoli errori ed effetti locali. Dobbiamo comunque continuare a migliorare le nostre misurazioni e pensare a modi migliori per spiegarla», conclude Tauber.

Questa è dunque l’eredità di Planck: con il suo universo quasi perfetto, la missione ha offerto ai ricercatori una conferma dei loro modelli, lasciando al tempo stesso alcuni dettagli irrisolti sui quali cimentarsi. In altre parole: il meglio di entrambi i mondi.

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