Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 85

La conseguenza, davvero impressionante, che emerge è che i cosmologi possono essere certi che la loro descrizione dell’universo come un luogo fatto di materia ordinaria, materia oscura fredda ed energia oscura, popolato da strutture il cui seme è stato gettato durante una fase iniziale di espansione inflazionaria, è in gran parte corretta. Rimangono però alcune stranezze che richiedono una spiegazione.

Una in particolare è legato all’espansione dell’universo. Un’espansione il cui il tasso è dato dalla cosiddetta costante di Hubble.

Per calcolare la costante di Hubble, gli astronomi hanno tradizionalmente fatto affidamento a distanze calibrate presenti nel cosmo. Una tecnica possibile solo per l’universo relativamente locale: si misura la luminosità apparente di particolari tipi di stelle variabili a noi vicine e di particolari stelle che esplodono, la cui luminosità effettiva può essere stimata in modo indipendente. È una tecnica ben collaudata, sviluppata nel corso del secolo scorso a partire dal lavoro pionieristico di Henrietta Leavitt successivamente applicata, alla fine degli anni Venti, da Edwin Hubble e dai suoi collaboratori, che avvalendosi di stelle variabili in galassie distanti e altre osservazioni riuscirono a dimostrare come l’universo stesse espandendosi.

Il valore per la costante di Hubble ottenuto dagli

astronomi – facendo ricorso a un’ampia varietà di

osservazioni all’avanguardia, fra le quali anche quelle dell’Osservatorio che proprio da Hubble ha

preso il nome, il telescopio spaziale Hubble della NASA e dell’ESA – è 73,5 km/s/Mpc, con un’incertezza di appena il due per cento. L’esoterica unità di misura esprime la velocità dell’espansione in km/s per ogni milione di parsec (Mpc) di separazione nello spazio, dove un parsec equivale a 3,26 anni luce.

Un secondo metodo per ottenere una stima della costante di Hubble si avvale invece del modello cosmologico che meglio si adatta all’immagine del fondo cosmico a microonde cosmica – dunque a

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Un enigma irrisolto: il valore della costante di Hubble

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Sopra. Il pomo della discordia: in questo grafico, la cronologia delle principali stime della costante di Hubble, comprensive di barre d’errore. Come si può osservare, da qualche anno i valori ottenuti da misurazioni astrofisiche (in blu) e quelli derivati dalle misure cosmologiche di Planck (in rosso) non presentano più zone di sovrapposizione

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