Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 84

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Premio Gruber per la Cosmologia a Reno Mandolesi

Da sinistra: il Presidente dell’Inaf Nichi D’Amico, Reno Mandolesi e il Segretario generale dell’IAU Piero Benvenuti.

Crediti: Iau/T.Heenatigala

Lo scorso 20 agosto è stato consegnato al team del telescopio spaziale Planck e ai suoi due principal investigator, Nazzareno Mandolesi e Jean-Loup Puget, il Gruber Cosmology Prize 2018: un premio da 500.000 dollari per aver raccolto dati che hanno fornito alla cosmologia una descrizione definitiva dell’universo alle scale più grandi e più piccole. «Misure che hanno portato», si legge nella motivazione dell’importante riconoscimento internazionale, «alla determinazione dei parametri cosmologici (contenuto di materia, geometria ed evoluzione dell’universo) con una precisione senza precedenti».

La cerimonia di consegna si è svolta a Vienna, in Austria, durante la giornata di apertura della 30esima Assemblea Generale dell’IAU, l’International Astronomical Union, fra gli sponsor del Premio. Nel corso della cerimonia, a Mandolesi e Puget è stata anche conferita una medaglia d’oro.

«Il patrimonio e l’eredità dei risultati di Planck», dice Mandolesi, «rimarranno per decenni un punto di riferimento per futuri, ambiziosi, esperimenti sulla polarizzazione della CMB. Le mappe di anisotropia della CMB in temperatura di Planck sono “definitive” per tutte le scale angolari di interesse cosmologico, e quelle di polarizzazione su tutto il cielo sono al momento le migliori esistenti. Personalmente io credo di non aver fatto niente di eccezionale se non il lavoro per cui ero stipendiato. Ma l’ho fatto con amore, dedizione e, credo, anche con energia».

«È con grande soddisfazione che ho assistito alla consegna del Premio Gruber, uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali per la cosmologia», afferma il presidente dell’INAF Nichi D’Amico, «un riconoscimento che vede l’INAF alla ribalta sulla scena internazionale, e che conferma l’eccellenza delle nostre ricercatrici e dei nostri ricercatori. Reno Mandolesi è stato ed è ancora una figura di spicco del nostro ente nazionale, e ha creato una scuola di eccellenza che vede oggi l’Inaf proiettato nelle grandi sfide globali dell’astrofisica e delle scienze spaziali».

La conseguenza, davvero impressionante, che emerge è che i cosmologi possono essere certi che la loro descrizione dell’universo come un luogo fatto di materia ordinaria, materia oscura fredda ed energia oscura, popolato da strutture il cui seme è stato gettato durante una fase iniziale di espansione inflazionaria, è in gran parte corretta. Rimangono però alcune stranezze che

richiedono una spiegazione. Una in particolare è legato all’espansione dell’universo. Un’espansione il cui il tasso è dato dalla cosiddetta costante di Hubble.

Per calcolare la costante di Hubble, gli astronomi hanno tradizionalmente fatto affidamento a distanze calibrate presenti nel cosmo. Una tecnica possibile solo per l’universo relativamente locale: si misura la luminosità

apparente di particolari tipi di stelle variabili a noi vicine e di particolari stelle che esplodono, la cui luminosità effettiva può essere stimata in modo

indipendente. È una tecnica ben collaudata, sviluppata nel corso del secolo scorso a partire dal

lavoro pionieristico di Henrietta Leavitt successivamente applicata, alla fine degli anni Venti, da Edwin Hubble e dai suoi collaboratori, che avvalendosi di stelle variabili in galassie distanti e altre osservazioni riuscirono a dimostrare come l’universo stesse espandendosi.

Il valore per la costante di Hubble ottenuto dagli

astronomi – facendo ricorso a un’ampia varietà di

osservazioni all’avanguardia, fra le quali anche quelle dell’Osservatorio che proprio da Hubble ha

preso il nome, il telescopio spaziale Hubble della NASA e dell’ESA – è 73,5 km/s/Mpc, con un’incertezza di appena il due per cento. L’esoterica unità di misura esprime la velocità dell’espansione in km/s per ogni milione di parsec (Mpc) di separazione nello spazio, dove un parsec equivale a 3,26 anni luce.

Un secondo metodo per ottenere una stima della costante di Hubble si avvale invece del modello cosmologico che meglio si adatta all’immagine del fondo cosmico a microonde cosmica – dunque a

Un enigma irrisolto: il valore della costante di Hubble

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Sopra. Il pomo della discordia: in questo grafico, la cronologia delle principali stime della costante di Hubble, comprensive di barre d’errore. Come si può osservare, da qualche anno i valori ottenuti da misurazioni astrofisiche (in blu) e quelli derivati dalle misure cosmologiche di Planck (in rosso) non presentano più zone di sovrapposizione

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