Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 83

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raccoglieva tutti i dati raccolti durante l’intera durata della missione, dunque in totale otto survey dell’intero cielo. Oltre ai dati in temperatura, conteneva anche i dati in polarizzazione, ma erano accompagnati da un’avvertenza. «Sentivamo che la qualità di alcuni dei dati di polarizzazione non era buona al punto da poterli impiegare per la cosmologia», ricorda Tauber. Ovviamente ciò non ha impedito di usarli per tale scopo, aggiunge, ma alcune delle conclusioni alle quali si poteva giungere all’epoca avrebbero richiesto ulteriori conferme, ed erano dunque da maneggiare con cautela.

Proprio in questo consiste la grande novità della release finale del 2018. Ora che il consorzio di Planck ha completato una nuova elaborazione dei dati, gli scienziati hanno adesso la certezza che sia la temperatura sia la polarizzazione sono determinate in modo accurato. «Finalmente possiamo elaborare un modello cosmologico basato esclusivamente sulla temperatura, o esclusivamente sulla polarizzazione, o infine sia sulla temperatura che sulla polarizzazione. E tutti e tre corrispondono», afferma Reno Mandolesi.

«Dal 2015 a oggi, altri esperimenti hanno raccolto ulteriori dati astrofisici, e nuove analisi cosmologiche sono state condotte, combinando le osservazioni della CMB a piccole scale con quelle di galassie, ammassi di galassie e supernove. Nella maggior parte dei casi hanno rafforzato i risultati di Planck e il modello cosmologico sostenuto da Planck», spiega Jean-Loup Puget dell’Istituto di astrofisica spaziale di Orsay (Francia), PI dello strumento HFI (High Frequency Instrument) di Planck.

«Si conclude una missione di grande successo, che, fra i tanti obiettivi raggiunti, ha principalmente contribuito alla validazione del modello standard della cosmologia», commenta Barbara Negri, responsabile dell’Unità esplorazione e osservazione dell’universo dell’ASI.

Una significativa presenza italiana

Lanciato il 14 maggio 2009 dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA), il telescopio spaziale Planck è il frutto di una collaborazione internazionale che vede coinvolti oltre cento istituti di ricerca fra Europa, Stati Uniti e Canada.

L’Italia ha partecipato in maniera significativa alla missione con un finanziamento dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e con i contributi scientifici dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Italiani sono la progettazione e la realizzazione dello strumento LFI, uno strumento in grado di rilevare segnali dell'ordine del milionesimo di grado, e lo sviluppo del sottosistema di pre-amplificazione criogenica per il secondo strumento HFI.

Un italiano è anche il principal investigator (PI) di LFI, Reno Mandolesi, dell’Università di Ferrara e associato INAF mentre il responsabile per la parte italiana è l'astrofisico Paolo de Bernardis dell'Università “La Sapienza” di Roma.

per la partecipazione allo strumento HFI, e ha finanziato l’industria italiana per lo sviluppo della strumentazione scientifica.

Sotto. Una rappresentazione artistica del satellite Planck. Crediti: ESA.