Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 68

Coelum Astronomia

68

gamma e ha quindi associato l’emissione di neutrino ad un preciso oggetto extragalattico.

In questo modo il telescopio Fermi è riuscito a fornire il nome della controparte astrofisica: l’oggetto in questione è catalogato con la sigla TXS 0506+056. Si tratta di una radiosorgente, situata nella direzione della costellazione di Orione, cui corrisponde un oggetto di magnitudine V = +15,4 e di cui si conosceva poco. Sulla base dei dati disponibili l’oggetto era stato classificato come galassia attiva o più precisamente come un blazar.

Ma torniamo al momento della scoperta della controparte della emissione di neutrino.

Il collaudato sistema di allerta ha coinvolto molti altri telescopi anche a Terra. In particolare l’array di due telescopi Cherenkov MAGIC (Major Atmospheric Gamma-ray Imaging Cherenkov), situato sull’isola di La Palma (Canarie), che consente di rivelare un’emissione alle altissime energie nella banda TeV e che ha confermato lo stato eccitato di questa sorgente. A questo si sono poi aggiunti il satellite tutto italiano AGILE, l’Osservatorio INTEGRAL e infine i satelliti Swift e Nustar nei raggi X. A questo punto sembrava che fosse stato fatto tutto il necessario per uno studio dettagliato della sorgente. Ma non era così, perché non era ancora nota la distanza (e quindi il redshift) di questo oggetto. La mancanza di questo fondamentale parametro impediva quindi di determinare le proprietà fisiche della sorgente e di costruire appropriati modelli.

È a questo punto che devono intervenire i telescopi ottici, in grado di ottenere spettri di alta qualità. Molti ricercatori si sono quindi attivati per osservare l’oggetto con vari grandi telescopi. Anche noi, in collaborazione con Riccardo Scarpa e Aldo Treves, che da diversi anni stiamo conducendo un esteso programma proprio per determinare il redshift di questo tipo di oggetti (i blazars), abbiamo utilizzato uno dei telescopi più grandi disponibili al mondo, il Gran Telescopio Canarias (GTC) di ben 10,4 metri di diametro e situato sull’isola canaria di La Palma, per osservare nell’ottico TXS 0506+056.

Lo scopo quindi era quello di ottenere uno spettro ottico di grandissima qualità, in modo da poter misurare eventuali righe molto deboli che non erano state rivelate da osservazioni precedenti, ottenute con minore qualità.

La misura di queste righe spettrali è estremamente difficile per questi oggetti (tant'è che per molti di essi non conosciamo ancora la

A sinistra, il telescopio ottico-infrarosso GTC (Gran Telescopio CANARIAS) installato presso l’osservatorio astronomico Roque de Los Muchachos sull’isola canaria di La Palma. Con i suoi 10,4 metri di diametro è uno dei telescopi più grandi al mondo ed è il frutto di una collaborazione tra Spagna, Messico e l’Università della Florida. A destra, dettaglio del telescopio GTC da dentro la cupola. Crediti: GTC