Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 63

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a uno sviluppo di tecnologie davvero eccezionale che ha trasformato completamente la nostra capacità di osservare i fenomeni celesti. Questo sviluppo non solo ha consentito di costruire telescopi sempre più grandi ed efficienti ma anche di inviare in orbita altri telescopi per poter osservare il cielo senza la contaminazione dell'atmosfera terreste. Un esempio fra tutti è rappresentato dal Telescopio Spaziale Hubble (HST) che ha contribuito notevolmente all’esplorazione, con una precisione mai raggiunta prima, di una grande varietà di fenomeni e di sorgenti cosmiche, dai pianeti attorno a stelle vicine allo studio delle galassie più lontane del nostro Universo esplorabile.

Ma forse ancora più rivoluzionario è stato l’avanzamento di tecnologia che ha permesso di estendere le osservazioni, che fino a pochi decenni fa erano limitate alla banda visibile e alle frequenze radio, a molte altre bande dello spettro elettromagnetico: dall’ultravioletto all'infrarosso e poi alle bande energetiche dei raggi X e per finire ai più recenti sistemi di rivelazione di sorgenti che emettono alle altissime energie nella banda gamma.

Tutto questo grazie allo sviluppo delle tecniche strumentali e all’uso di grandi strutture sia a Terra che nello spazio a bordo di satelliti artificiali.

In questo contesto si colloca il recente evento che ha permesso di identificare e classificare una sorgente extragalattica responsabile della emissione di neutrini, oltre che nelle altre bande spettrali (vedi news nel box a pagina 64).

Era il 22 settembre del 2017, una data che non potrà essere dimenticata nel campo dell’astrofisica moderna, quando è stato rivelato un neutrino molto energetico, denominato dagli scienziati con la sigla EHE170922A e proveniente da un oggetto ben al di fuori della Via Lattea. L’annuncio ufficiale è stato dato durante la conferenza stampa tenuta dalla National Science Foundation (NSF) a Washington

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