Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 59

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«Il nuovo hotspot individuato da JIRAM si trova a circa 300 chilometri da quello più vicino precedentemente mappato», spiega Alessandro Mura, vice responsabile dello strumento Jiram dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Roma. «Non escludiamo movimenti o modifiche di un hot spot scoperto in precedenza, ma è difficile immaginare che possa aver percorso una tale distanza e di poter continuare a considerarlo la stessa formazione».

Mura spiega anche che «altri hot spot presenti nell’immagine di Jiram, seppure forse già identificati in precedenza, mostrano dei significativi mutamenti. I dati mostrano la complessità e dinamicità della superficie di Io».

Il motivo di questa attività è da ricercarsi nella vicinanza con Giove e con le altre lune Europa e Ganimede. L’interazione gravitazionale tra questi corpi induce una fortissima attività mareale che, da un lato blocca l’orbita di Io (che è infatti in risonanza con quella di Europa e Ganimede) e dall’altro dissipa energia che si esprime in attività geologica che porta alla formazione di vulcani e patere.

Il lavoro non è certo terminato e il team di Juno continuerà ad analizzare i dati raccolti per confermare e individuare nuovi hot spot e quindi i tanti vulcani attivi che i ricercatori si aspettano di trovare.

Non ci resta che aspettare il prossimo passaggio ravvicinato (Juno si avvicina fino a circa 5.000 chilometri dalle nubi del pianeta a ogni orbita) per vedere quali altre meraviglie del Re dei pianeti del nostro Sistema Solare ci saranno svelate. Juno effettuerà il suo 14° avvicinamento scientifico (PJ15) alle nubi di Giove il prossimo 7 settembre. Continuate a seguirci, non mancheremo di darvi tutti gli aggiornamenti.