Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 50

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chilohertz) lungo le linee di campo geomagnetico, o come onde ad alta frequenza (più di 10 megaherz) che non interagiscono con la magnetosfera.

«Ma tutti i segnali dei fulmini registrati dalle sonde [Voyager 1 e 2, Galileo, Cassini] erano limitati a rilevamenti visuali o nelle lunghezze d’onda radio dell’ordine dei chilohertz, nonostante la ricerca di segnali nell'intervallo dei megahertz. Molte teorie hanno provato a spiegare la cosa, ma nessuna ha dimostrato poi di funzionare».

Un mistero che rimase tale, nonostante le successive missioni, fino a quando Juno arrivò nell’orbita gioviana, il 4 luglio 2016. Nella sua suite di strumenti altamente sensibili c'è infatti anche il Microwave Radiometer Instrument (MWR), che registra le emissioni del gigante gassoso lungo un ampio spettro di frequenze.

Sotto. I fulmini su Giove sono particolarmente numerosi e raccolti nei poli del pianeta, e per lo più nel polo nord. Nell'immagine non vediamo i veri fulmini, ma solo una rappresentazione artistica per descrivere il fenomeno, sono stati aggiunti in grafica sullo sfondo di un Giove invece reale ripreso dalla JunoCam durante una delle sue orbite. Crediti: NASA / JPL-Caltech / SwRI / JunoCam