Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 38

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fluttuazioni della potenza dell’eco superficiale – dovute a irregolarità del terreno, disturbi della ionosfera e altri possibili fattori – la potenza media degli echi di superficie avrebbe dovuto essere costante su tutta la zona analizzata, poiché la composizione superficiale di tale zona era omogenea. Calcolai allora la potenza media degli echi di superficie per ogni orbita, e divisi la potenza degli echi provenienti da sotto il ghiaccio per questo valore. Non senza esitazione, confrontai il risultato per tutte le orbite che avevamo a disposizione e vidi che, in ogni punto in cui più orbite si sovrapponevano, i valori così normalizzati erano gli stessi, indipendentemente dall’orbita scelta.

Per la prima volta allora sentii che ce l'avremmo fatta. Non solo esistevano echi forti provenienti da sotto il ghiaccio, ma la loro potenza era costante indipendentemente dalla geometria e dall’epoca dell’osservazione. Finalmente avevamo una misura certa e riproducibile della potenza riflessa dal materiale alla base del ghiaccio, che non poteva essere spiegata da effetti casuali come una particolare geometria di osservazione o un qualche tipo di fenomeno stagionale.

Per dimostrare in maniera rigorosa questa intuizione occorse però una estesa analisi quantitativa dei fattori che influenzano la propagazione del segnale radar, a partire da misure di laboratorio su materiali analoghi a quelli marziani a bassissima temperatura, passando per la simulazione numerica della propagazione di un segnale radar attraverso la calotta polare marziana.

La conclusione, dopo due anni di lavoro, fu che nessuno tra i fattori che potevano giustificare una forte intensità degli echi subglaciali in assenza di acqua liquida poteva spiegare tutte le caratteristiche dei dati, e che la potenza delle riflessioni era tale da richiedere non solo la

Sopra. L’immagine mostra il tracciato radar rivelato da Marsis: si notano i numerosi strati che compongono il sottosuolo della calotta polare marziana, strati composti da ghiaccio e polveri alternati. In blu sono riportati gli echi più forti, che hanno portato alla scoperta della presenza di sacche di acqua liquida. Crediti: ESA