Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 35

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bassa frequenza per investigare il sottosuolo a grande profondità. Il radar fu ideato e proposto da Giovanni Picardi di Sapienza Università di Roma, la sua realizzazione fu gestita dall’ASI e affidata alla Thales Alenia Space – Italia e il lancio avvenne il 2 giugno 2003.

Il gruppo di scienziati che firma l’articolo pubblicato su Science, ha studiato per alcuni anni la regione del Planum Australe con Marsis. In particolare, i ricercatori hanno elaborato e analizzato i dati acquisiti su questa regione tra il maggio 2012 ed il dicembre 2015. I profili radar, ottenuti da orbite diverse, che talvolta si incrociavano tra di loro, ed acquisite in diversi periodi dell’anno marziano quando nelle regioni polari sud si depositano sottili strati di ghiaccio di anidride carbonica, hanno mostrato caratteristiche peculiari e hanno permesso di identificare una area di circa 20 km quadrati (centrata a 193°E e 81°S) nella quale la sottosuperficie è molto riflettente, al contrario delle aree circostanti.

La parte più complessa del lavoro è stata l’analisi quantitativa dei segnali radar per arrivare a determinare la costante dielettrica dello strato riflettente e identificarne, quindi, la natura. Questa parte del lavoro è durata quasi 4 anni, ma il gruppo è riuscito a determinare che la permittività dielettrica dell’area altamente riflettente è maggiore di 15, perfettamente in accordo con la presenza di materiali che contengono notevoli quantità di acqua liquida. «Questi risultati indicano che ci troviamo probabilmente in presenza di un lago subglaciale», conclude Elena Pettinelli dell’Università Roma Tre, «simile ai laghi presenti al di sotto dei ghiacci antartici, relativamente esteso e con una profondità certamente superiore alla possibilità di penetrazione delle frequenze usate da Marsis. In alternativa potrebbe trattarsi di un acquifero profondo nel quale l’acqua liquida riempie i pori e le fratture della roccia. Non siamo attualmente in grado di stimare con precisione la profondità del lago, ovvero dove si trova il fondo del lago o la base dell’acquifero, ma possiamo senza dubbio affermare che sia come minimo dell’ordine di qualche metro».

osservazione. Occorsero però altri tre anni e mezzo perché fosse possibile acquisire un numero di osservazioni di quell’area da permettere un’analisi approfondita delle sue proprietà. L’ultima di queste venne compiuta il 27 dicembre del 2015, pochi mesi dopo la scomparsa del professor Picardi. Da quel momento il gruppo di ricercatori italiani del team scientifico di MARSIS ebbe a disposizione tutti i dati che occorrevano per studiare l’origine degli echi forti.

Nonostante disponessimo finalmente di osservazioni chiare e coerenti, dovemmo presto ricrederci sul fatto che il più fosse stato fatto. Ci accorgemmo che i dati di osservazioni diverse sulla stessa zona, pur esibendo sempre echi subglaciali più forti di quelli superficiali, non potevano essere confrontati fra loro in maniera quantitativa. Il problema nasceva dal fatto che l’antenna di MARSIS era troppo lunga (ben 40 metri) perché le sue caratteristiche elettromagnetiche potessero venire misurate in un laboratorio prima del lancio.

Era un po' come avere a disposizione una radio senza la possibilità di controllarne il volume e dover misurare la potenza del suono senza una scala di riferimento. Era evidente che vi fossero echi provenienti da sotto il ghiaccio più forti di quelli superficiali, ma non era facile dimostrare che la potenza di questi echi rimanesse la stessa in osservazioni diverse.

La soluzione mi venne in treno, mentre mi dirigevo a una riunione in cui avremmo tentato una volta di più di venire a capo di questo nuovo problema. Mi venne da pensare che, al di là delle