Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 32

Coelum Astronomia

32

del ghiaccio d'acqua per le onde radio e, in particolari condizioni, permette il passaggio di una frazione molto grande dell’impulso radar. La maggiore intensità degli echi provenienti dalla base della calotta fu spiegata perciò con la debole riflessione alla superficie e il basso assorbimento dell’impulso radar all'interno del ghiaccio. Sulla Terra questo fenomeno non si verifica perché la temperatura non è mai così bassa da causare il congelamento dell’anidride carbonica.

Queste conclusioni furono, per molti degli scienziati del progetto MARSIS, un duro colpo alla speranza di poter identificare l'acqua liquida nel sottosuolo. Per alcuni però, e in particolare per l'allora responsabile scientifico dello strumento, il professor Giovanni Picardi dell'Università di Roma "La Sapienza", la ricerca continuò. Nel corso degli anni furono osservate altre zone in cui erano presenti forti echi sottosuperficiali, ma per anni la loro identificazione fu resa dubbia per l’impossibilità di replicare le misure su una data zona in momenti diversi: un punto in cui comparivano riflessioni subglaciali brillanti in un’osservazione risultava poi privo di caratteristiche particolari in quella successiva. Ci vollero alcuni anni per capire che la ragione di questo strano comportamento era l'elaborazione dei dati all'interno del radar, che sommava gli echi a centinaia per volta e trasmetteva a terra soltanto il risultato finale: elaborazione resa necessaria dalla limitata larghezza di banda disponibile nella comunicazione, tra il radar e il computer centrale della sonda, dovuta al fatto che la tecnologia su cui è basata la realizzazione di Mars Express risale alla metà degli anni novanta del secolo scorso.

Questa elaborazione finiva così per cancellare gli echi forti, se questi erano presenti solo in alcune delle tracce radar che venivano sommate a bordo. Grazie però alla dedizione e all’impegno del team di ingegneri che ha realizzato e gestito lo strumento, è stato possibile compiere una modifica del software di bordo, che ha permesso di trasmettere a terra un numero limitato di echi senza che venissero elaborati all’interno dello strumento. Fu così dimostrato che, in almeno una delle aree che erano state studiate fino ad allora, gli echi forti comparivano in ogni singola

Sopra. L’immagine mostra l’area della Calotta Polare sud di Marte, oggetto di indagine della ricerca condotta con il radar Marsis (a destra, i tracciati dei rilevamenti condotti durante numerosi passaggi della sonda sull’area in questione). Crediti: ESA

»