Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 114

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buona parte dello spettro solare con le sue numerose righe. Non solo, ma una nota rivista del settore pubblicò un articolo su questa mia prima realizzazione spettroscopica. Il ghiaccio era rotto, e da allora la ricerca di libri e componenti per la spettroscopia divenne sempre più intensa e affannosa e, dopo qualche anno, passai dal solare al cielo profondo, ottenendo i primi spettri stellari, e incontrando le prime difficoltà nell'estrazione dei profili e nella calibrazione. Ma le difficoltà non solo non mi fermarono, ma ebbero l’effetto di intensificare ancora di più il mio attivismo nella materia, che si sviluppò sia nella parte teorica che in quella pratica. Fu un crescendo di progettazione e costruzione di strumenti per la spettroscopia, stavolta attingendo anche alle risorse del web, diventato nel frattempo molto più denso di notizie anche in tale settore sino ad allora misconosciuto dagli astrofili del nostro paese.

Nonostante il mio successivo coinvolgimento sempre più serrato nella spettroscopia stellare, il mio primo amore restò tuttavia quella solare: la percezione e la visualizzazione degli splendidi e reali colori della natura mi affascinava e mi affascina tuttora, mentre le righe chiare e incise dello spettro solare sembravano parlare in modo evidente ed esplicito il linguaggio della natura, del suo infinitamente piccolo: la riga H-alfa dell’idrogeno sottende 1 Angstrom circa, vale a dire 1 decimilionesimo di mm, e vederla grande e ben definita sullo schermo del PC mi faceva, e mi fa tuttora, una notevole impressione. Per non parlare della spettroeliografia, che converte le righe dello spettro in immagini della nostra stella in quella data lunghezza d’onda.

Tutto merito, ovviamente, dell’enorme quantità di luce della nostra stella, che permette di sfruttare a fondo le potenzialità anche dei telescopi di piccola apertura diffusi tra gli astrofili. La possibilità di osservare di giorno e gli elevati livelli di risoluzione spettrale (personalmente ho raggiunto R 100.000) costituiscono fattori attrattivi non secondari, mentre il cattivo seeing diurno e l’obbligo di usare spettroscopi a fenditura costituiscono, per contro, i maggiori fattori limitativi.

La spettroscopia stellare e del cielo profondo rappresenta per me il mistero, la ricerca dei dati e delle connessioni, e anche le difficoltà di

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