Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 113

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della riga (Ca II K), indice dell’attività solare, attualmente effettuato dall’NSO di Tucson, in Arizona, ma anche qui la strumentazione e le procedure di acquisizione ed estrazione dei dati sono complesse.

Un campo di intervento a mio avviso utile, e alla portata di amatori evoluti e dotati di strumentazioni adeguate, è quello della spettroeliografia digitale, dato che in Italia e in genere in Europa, gran parte delle torri solari adibite in passato anche a tale attività è attualmente dismessa, e tradurre righe spettrali in immagini è un’attività stimolante e di grande fascino.

Riflessioni e Conclusione

Nelle pagine di questo articolo ho inteso fornire una panoramica generale di quella che, ormai da oltre vent’anni, è stata ed è la mia grande passione di astrofilo: la spettroscopia astronomica.

Naturalmente il riassunto è stato notevole e la compressione di una materia di così grande importanza ed estensione elevata, ma il fine di dare un’informazione di massima anche a chi non ha mai avuto modo di approcciarsi a questo settore e di far venire la voglia di approfondirlo, spero sia stato raggiunto.

Molti potrebbero interrogarsi sui motivi per farsi coinvolgere sempre più intensamente in questa branca dell’astrofisica, a prima vista ostica, navigando tra righe e righine che somigliano molto ai codici a barre dei prodotti dei supermercati dove siamo soliti fare la spesa. In effetti qualcuno mi ha chiesto: “ma che ci trovi di tanto interessante?”.

La risposta è immediata, ma non semplice: come i codici a barre individuano in modo univoco un prodotto, la scadenza e il suo prezzo, così le righe dello spettro danno un nome e ci fanno conoscere le caratteristiche degli oggetti che amiamo tanto osservare e riprendere.

Ma ci sono anche altre motivazioni: la curiosità, il senso della sfida e, diciamolo pure, l’intento di superare il momento della mera osservazione, per quanto bella e appagante possa essere, per cercare di capire, di sperimentare e percorrere nuove strade.

In ogni caso la passione per la spettroscopia non solo non esclude quella per l’imaging, ma ne costituisce un valido complemento, direi un necessario completamento.

Appassionato di astronomia dall’età di otto anni, il mio primo approccio alla spettroscopia, come spesso capita, è stato casuale ed ebbe inizio alla fine del 1997, quando un amico astrofilo mi regalò un reticolo di diffrazione da 600 l/mm piuttosto rovinato, che riteneva non utilizzabile. Allora per me la spettroscopia era qualcosa di lontano, complesso e inavvicinabile, e tuttavia, la curiosità ebbe il sopravvento e cominciai ad armeggiare con lenti, lentine e il reticolo in questione, cercando di costruirmi uno spettroscopio. Ovviamente attingevo i riferimenti non da internet, come oggi è possibile con un semplice click di mouse, ma dalle pochissime riviste cartacee che trattavano la spettroscopia astronomica.

I componenti dello strumento erano di rigorosa provenienza… idraulica, ovvero tubi e tubetti in PVC, il tutto su una montatura tipo Dobson in legno. Un accrocchio del genere oggi mi farebbe sorridere, ma allora era per me il non plus ultra della tecnologia, anche perché, applicandovi una telecamerina analogica Vixen riuscii a riprendere