Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 110

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Lo spettroscopio a fenditura

Se si vuole, tuttavia, andare oltre entrando nel campo della spettroscopia stellare e degli oggetti del cielo profondo a risoluzione medio-alta, l’unica strada è uno spettroscopio a fenditura. Ma qui si entra in un territorio che presenta luci e ombre, perlomeno a livello amatoriale. Cerchiamo quindi di vedere in modo sintetico e obiettivo quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di una strumentazione spettroscopica più sofisticata e performante.

Nello spettroscopio a fenditura un elemento ottico positivo (lente o specchio), detto collimatore, viene messo a fuoco su una singola fenditura – che altro non è che un’apertura molto sottile, non abbastanza da innescare la diffrazione ma a sufficienza da incanalare la luce in un fascio parallelo (collimato, appunto) al reticolo. In uscita da questo si ottiene un fascio diffratto (spettro) che viene ingrandito da una seconda ottica detta “di visualizzazione” o “della camera”.

Il collimatore deve avere lo stesso rapporto F/D del telescopio cui è applicato lo spettroscopio. A sua volta la fenditura è posta sul punto focale del telescopio, e ha due principali funzioni: di isolare la regione d’interesse nel cielo e, ancora più importante, quella di rendere stabile la risoluzione, che non dipenderà più, o quanto meno dipenderà in piccolissima parte, dal seeing.

Il vantaggio, oltre alla stabilità, è anche la maggior risoluzione ottenibile usando fenditure più strette. Non è un vantaggio da poco, in quanto talvolta decisivo nella determinazione delle

Sopra. Nell’immagine il layout di uno spettroscopio stellare costruito dall’autore, con un reticolo da 600 l/mm, a bassa risoluzione, che fornisce buone prestazioni e presenta peso e dimensioni più che accettabili. In quella successiva, un ottimo e leggero spettroscopio professionale di concezione simile al precedente: l’Alpy (fonte Shelyak instruments).