Coelum Astronomia 225 - 2018 - Page 80

Coelum Astronomia

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L'eredità di Planck

di Redazione Media INAF

Era il 21 marzo 2013. Scienziati e giornalisti scientifici da tutto il mondo si erano riuniti nella sede parigina dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per assistere al momento in cui la missione Planck dell’ESA avrebbe svelato la sua “immagine” del cosmo. Un’immagine ottenuta non con la luce visibile ma con le microonde: quella che Planck stava rilevando era una radiazione emessa quando l’universo ebbe inizio.

L’espressione che si usa per indicare questa radiazione nel suo complesso è fondo cosmico a microonde, o CMB (dall’inglese cosmic microwave background). Misurando le differenze quasi impercettibili che questa radiazione presenta da una regione all’altra del cielo, era possibile leggere nell’immagine ottenuta da Planck l’età, l’espansione, la storia e il contenuto dell’universo. Niente di meno che il progetto del cosmo!

Le attese degli astronomi erano ben note. Già due missioni della NASA, Cobe nei primi anni Novanta e WMAP nel decennio successivo, avevano effettuato analoghe ricognizioni del cielo, ottenendo come risultato immagini simili. Immagini, però, che non avevano la precisione e la nitidezza di quelle prodotte da Planck. Grazie alla sua visione avremmo potuto cogliere l’impronta dell’universo primordiale a un livello di dettaglio mai ottenuto prima. Se il nostro modello dell’universo fosse risultato corretto, Planck lo avrebbe confermato con un’accuratezza senza precedenti. Se invece fosse risultato sbagliato, gli scienziati sarebbero dovuti ripartire da zero.

Crediti: ESA - C. Carreau