Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 91

immediatamente di raddoppiare quel numero. Inoltre, si dovrà mettere in conto la permanenza sul pianeta. E non si potrà certo trattare di un semplice mordi e fuggi come, tutto sommato, furono le esplorazioni lunari del progetto Apollo (la permanenza più lunga fu quella di quasi 75 ore della missione Apollo 17). La ripartenza da Marte e il volo di ritorno, infatti, dovranno necessariamente tener conto di opportune finestre orbitali, il che comporta che il soggiorno marziano debba protrarsi per almeno 3 mesi.

Mettendo tutto in conto, insomma, stiamo parlando di una missione della durata complessiva di almeno una ventina di mesi. Non è poco! Basti pensare che, attualmente, il record di permanenza umana nello spazio appartiene a Valeri Polyakov, cosmonauta e medico russo, che rimase a bordo della stazione spaziale Mir oltre 14 mesi (437 giorni e 18 ore, per chi ama la precisione). Venendo in tempi più recenti, la più lunga permanenza a bordo della Stazione spaziale internazionale è stata finora quella del russo Mikhail Kornienko e dello statunitense Scott Kelly che, tra il 2015 e il 2016, rimasero nello spazio

per 340 giorni (ISS One-Year Mission).

Insomma, ipotizzando per una missione su Marte una durata complessiva minima di 21 mesi, ci troveremmo a dover comunque aggiungere altri sette mesi al già notevole record di Polyakov. Il che ci impone di analizzare nei dettagli cosa possa comportare una così lunga permanenza nello spazio.

Sopra. Valeri Polyakov.

Sotto. Mentre l'astronauta Scott Kelly (a destra) ha vissuto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per 340 giorni, il suo fratello gemello Mark (a sinistra) è rimasto sulla Terra. Analizzando i due fratelli, i ricercatori hanno trovato numerose differenze imputabili alla lunga permanenza nello spazio. Crediti: NASA

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