Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 87

A sinistra. L'ultima parte del Programma Mars500, uno studio di isolamento della durata di 520 giorni, è stato avviato giovedì 3 giugno 2010 all'Istituto di problemi biomedici di Mosca, quando l'equipaggio è rimasto isolato nei moduli che saranno la loro casa per quasi 18 mesi. Diego Urbina, Romain Charles, Sukhrob Kamolov, Alexey Sitev, Alexandr Smoleevskiy, Mikhail Sinelnikov e Wang Yue hanno affrontato una missione simulata che è ciò che di più vicino è possibile a un vero viaggio nello spazio profondo. Crediti: ESA/IBMP - Oleg Voloshin

A destra. Ecco l’aspetto esterno della struttura di isolamento in cui è avvenuto l’esperimento Mars 500. Alcune strutture ospitano gli alloggi e i laboratori mentre la struttura più grande, sulla sinistra, ospita un simulatore della superficie marziana. Crediti: ESA

Nel caso di una missione su Marte questo ritardo nella comunicazione si estende ben al di là dei 50 secondi considerati nello studio, e per completare un banalissimo scambio di battute del tipo «Come va?» – «Tutto bene!» potrebbero anche volerci quaranta minuti. Una situazione insostenibile per i nostri abituali standard comunicativi e, dunque, inevitabile fonte di stress.

Nello studio di Landon e collaboratrici si sottolinea come questo ritardo nella comunicazione comporti inevitabilmente un incredibile aumento dell’autonomia decisionale del team degli astronauti nei confronti del Controllo Missione. Nuova fonte di stress per gli astronauti, dunque, ma anche possibile motivo di attrito tra i due team. Con il rischio concreto che i rapporti si guastino al punto da sfociare in una situazione apertamente conflittuale, come si è in parte osservato nel corso della simulazione di Mars 500.

Per minimizzare le situazioni di stress e di conflitto che potrebbero mettere a rischio lo svolgimento della missione,

dunque, sarà indispensabile attivare affidabili e condivisi sistemi di controllo delle dinamiche in atto e ideare efficaci protocolli comunicativi sia tra i membri dell’equipaggio che con il team a Terra.

Anche sul versante della gestione dei possibili problemi psicologici e di convivenza tra i membri di un equipaggio in missione verso Marte e su quello dell’ottimizzazione delle dinamiche alla base del loro lavorare in gruppo, insomma, c’è ancora un bel po’ da chiarire e da fare.

Per approfondire:

L. Landon – K. Slack – J. Barrett

Teamwork and collaboration in long-duration space mission: going to extremes

American Psychologist – Vol. 73, No. 4, 563-575; 2018

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