Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 86

Isolamento, convivenza forzata e lavoro di squadra

Psicologia e viaggi interplanetari

Tra i molti aspetti che, per evidenti esigenze di spazio, si è scelto di non affrontare direttamente vi sono anche quelli relativi alle problematiche psicologiche e alle difficoltà di convivenza e di lavoro di gruppo che possono affliggere un equipaggio in rotta verso Marte. Dato che si tratta di aspetti tutt’altro che secondari, è comunque doveroso provare almeno a inquadrarli.

La necessità di tener conto di tali problematiche è stata sottolineata in modo molto chiaro in uno studio pubblicato a fine maggio nel numero speciale di American Psychologist interamente dedicato alla scienza del lavoro di squadra. Nella loro dettagliata analisi le tre autrici (Lauren Blackwell Landon e Kelley J. Slack della NASA e Jamie D. Barrett della Federal Aviation Administration) mettono in evidenza come lo scenario di una missione per Marte costituisca una straordinaria e complicatissima sfida per un team che deve convivere per lunghissimo tempo in uno spazio ristretto, deve poter sempre contare sulla massima efficacia del lavoro di squadra, su corrette dinamiche di gruppo e su ben rodati protocolli di comunicazione.

È certamente vero che, per alcuni aspetti, possiamo accostare l’esperienza di un astronauta

ad altre esperienze caratterizzate da isolamento, disponibilità ridotta di spazio e condizioni ambientali estreme, ma è altresì evidente come una missione verso Marte porti con sé alcune sfide di gran lunga più impegnative.

Già si è avuto modo di sottolineare, per esempio, l’incredibile durata del viaggio e l’estrema lontananza da casa. Se la

ISS orbita a 400 km, dunque a poche ore di volo dalla Terra, un equipaggio dalle parti di Marte si trova a distanze che richiedono mesi e mesi per essere coperte. Questo significa che, in caso di bisogno, l’equipaggio dovrà fare unicamente conto sulle proprie forze e su quanto avrà proficuamente appreso nel corso della preparazione alla missione. Senza contare che, almeno finché quel tipo di missione non diventerà routine, non sarà possibile contare sull’esperienza e sull’appoggio di astronauti veterani.

Ben poco si sa, inoltre, delle conseguenze che potrà portare il ritardo nelle comunicazioni tra gli astronauti e il Controllo Missione. Infatti, poiché il problema non ha mai riguardato nessuna missione spaziale, la NASA non ha mai ritenuto di dover attivare contromisure al riguardo. Uno studio su equipaggi della Stazione spaziale, però, ha mostrato come un semplice ritardo di 50 secondi nelle comunicazioni audio induca un aumento di stress e frustrazione negli astronauti e riduca la stessa qualità della comunicazione. Proprio gli astronauti, poi, sottolineano come i ritardi nelle comunicazioni con il Controllo Missione abbiano effetti negativi sulla loro efficienza nel portare a compimento i compiti affidati.

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