Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 84

intendeva segnalare la sua scoperta della natura tricorporea del pianeta Saturno: «Altissimum planetam tergeminum observavi». Peccato che Keplero, anagrammando diversamente quel messaggio, ottenne «Salve umbistineum geminatum Martia proles», praticamente un messaggio di saluto a due furiosi gemelli figli di Marte. Cosa poteva significare se non la scoperta di due satelliti intorno a quel pianeta? Ovviamente il malinteso venne presto chiarito, ma la leggenda dei due satelliti di Marte continuò

ad aleggiare. Tanto più che, a ben guardare, se Venere non aveva satelliti, la Terra ne aveva uno e Giove, a quell’epoca, ne vantava quattro (perché Edward

Emerson Barnard scoprisse il quinto, Amalthea, si dovrà attendere il 1892), l’armonia celeste esigeva che Marte, orbitante tra la Terra e Giove, ne possedesse due.

Anche Saturno al centro di un enigma

Non posso trattenermi da una breve divagazione. È davvero singolare che Christiaan Huygens, quando volle divulgare nel 1655 quale fosse il vero aspetto di Saturno, scelse anch’egli la strada dell’enigma e pubblicò la famosa sequenza di lettere «aaaaaaa ccccc d eeeee g h iiiiiii llll mm nnnnnnnnn oooo pp q rr s ttttt uuuu». Ricomposte nella giusta successione, ci danno «Annulo cingitur tenui, nusquam cohaerente, ad eclipticam inclinato», cioè annunciano che Saturno è circondato da un anello sottile, in nessun punto aderente, inclinato rispetto all'eclittica. A quei tempi, insomma, la paternità di una scoperta si rivendicava anche attraverso complicati enigmi.

Sotto. Ritratto di Herbert George Wells ad opera di George Charles Beresford

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