Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 81

In fotografia Marte diventa letteralmente un altro pianeta, ricco di dettagli che variano moltissimo a seconda della lunghezza d’onda. Date comunque le scarse dimensioni angolari e i bassi contrasti, almeno nel visibile, per ottenere buoni risultati è necessario utilizzare webcam o camere planetarie in grado di registrare video non compressi di alta qualità. Le reflex, sebbene dotate della funzione di registrazione video, faranno molta fatica.

Se disponiamo di una camera monocromatica, potremo giocare molto sulla lunghezza d’onda di osservazione (usando opportunamente dei filtri) per cercare di carpire più dettagli possibili. Se siamo interessati alle macchie di albedo della superficie un filtro rosso o, meglio, un filtro passa infrarosso, accenderanno il piccolo disco marziano di chiaroscuri. In queste condizioni Marte ci regala una bella foto ricordo anche in quelle serate – e saranno tante vista la bassa altezza sull’orizzonte – in cui la turbolenza ci farebbe desistere dal tentare riprese ad alta risoluzione su qualsiasi altro corpo celeste. Vista la rarità con cui il pianeta rosso decide di mostrarsi al meglio agli osservatori terrestri, questa è una bella notizia perché potremo sfruttare ogni serata serena. Sebbene le camere a colori non siano i dispositivi migliori per riprendere nel vicino infrarosso, se queste non contengono già un filtro IR-cut all’interno si può comunque tentare; nei casi in cui la turbolenza non consentirebbe di osservare quasi nulla i risultati ne gioveranno in ogni caso.

Quando l’atmosfera terrestre deciderà di collaborare, potremo senza dubbio riprendere alle lunghezze d’onda del visibile e ottenere riprese a colori vicine a quanto osserverebbe l’occhio.

La finestra temporale per acquisire filmati in alta risoluzione, prima che la rotazione del pianeta si renda visibile, è dell’ordine dei 5-7 minuti, quindi c’è tutto il tempo per acquisire molti dati: sfruttiamo al massimo tutto l’intervallo temporale e garantiamoci diverse migliaia di frame da poter selezionare e sommare per ottenere un’ottima immagine finale.

Vale sempre la pena ripetere, infine, la regola del corretto campionamento dell’immagine. Marte è infatti uno dei pianeti più sensibili “all’ingrandimento” in fase di ripresa. Sebbene con strumenti inferiori ai 20 centimetri ci apparirà sempre piccolino, non vale la pena sovracampionare, ovvero allungare la focale per avere un’immagine di maggiori dimensioni sul monitor del computer. Il risultato, infatti, sarà quella che in gergo astrofotografico è chiamata una pizza: un disco grande ma ricco di rumore e povero di dettagli, soprattutto quelli a piccola scala. In pratica, ingrandendo l’immagine oltre il campionamento ideale si perderanno sempre dettagli e solo in casi eccezionali potremo raggiungere la stessa risoluzione che otterremmo con un’immagine più piccola. Il campionamento ideale è sempre attorno a f/15-f/20 (ossia il rapporto tra focale e diametro del telescopio) per camere con pixel da 3,75 micron e f/25-f/30 per camere con pixel da 5,6 micron. Se non vi fidate della mia esperienza, provate a fare due filmati in sequenza, uno con il campionamento suggerito e l’altro seguendo la voglia di ingrandire: capirete che se volete un disco di Marte grosso come una pizza, sarà molto meglio ingrandirlo in fase di elaborazione invece che continuare ad allungare la focale del proprio telescopio durante l’acquisizione. La regola vale anche per le riprese con le reflex: non importa infatti se una grande porzione del campo di ripresa sarà nero: non possiamo in alcun modo aumentare la risoluzione oltre il valore imposto dalla fisica.

Qualche consiglio per la ripresa fotografica

di Daniele Gasparri

www.coelum.com

81