Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 67

Sopra. Tre immagini a confronto. La prima a sinistra è quanto di meglio un Osservatorio professionale riusciva a ottenere durante una grande opposizione negli anni Settanta. Quella al centro è una foto amatoriale realizzata ancora al tempo della pellicola, mentre quella a destra è stata ottenuta nell’era digitale, ma comunque già quindici anni fa. È evidente l'incredibile differenza di dettagli che si ottiene con l’evolversi della tecnologia. Come sarà la migliore immagine di Marte nell’opposizione di quest’anno? PhotoCoelum attende le vostre immagini!

superficie di Marte. Le macchie scure che caratterizzano la superficie (chiamate quindi macchie di albedo) non hanno di solito alcuna connessione con la topografia del suolo e vanno soggette a modificazioni lente ma talvolta vistose, e non è raro trovare discrepanze sensibili tra ciò che mostra l’occhio e quello che viene riportato dalle carte, specialmente le meno recenti.

Queste formazioni sembrano tra l’altro scurirsi durante la primavera marziana, quando un’“onda di oscuramento” appare espandersi dalla calotta polare in via di scioglimento fin verso l’equatore. Prima dell’era spaziale, il fenomeno dell’onda di

oscuramento è stato per molto tempo interpretato come un indizio della presenza di vegetazione, in risveglio proprio durante la stagione primaverile. In particolare si pensava che l’acqua, proveniente dalla fusione delle calotte polari, fluisse verso l’equatore dalla calotta polare in dissolvimento.

Oggi sappiamo che questa ipotesi è falsa e tale fenomeno è dovuto alla ridistribuzione della polvere (con differenti caratteristiche di riflettività della luce solare) causata dai venti stagionali. Ciò è stato confermato da alcune riprese del Viking Lander, che mostrano come uno

strato fresco e brillante di polvere si depositi al

suolo al principio della stagione primaverile.

Le formazioni superficiali chiare e scure tendono a cambiare in albedo e contrasto di colore anche giornalmente (probabilmente a causa di variazioni di temperatura e dell’inclinazione dei raggi solari), e più lentamente al cambiare delle stagioni e nel corso dei secoli.

A sinistra. Una bella ripresa del pianeta Marte, effettuata, fatalità, proprio il 27 luglio di 15 anni fa da Cristian Fattinnanzi a Forche Canapine (PG), usando un telescopio Newton da 250 mm F 8.300 mm e webcam Philips Vesta Pro in LRGB, con L ripresa in b/n con filtro rosso scuro. All’epoca mancava circa un mese al momento dell’opposizione.

L’Albedo della Superficie Marziana

La superficie di Marte ci mostra due tipi di terreno, con un diverso grado di riflettività (albedo): le zone chiare, che si presentano al telescopio con una colorazione arancione, sono denominate “continenti” o “deserti”, e le zone scure (spesso con sfumature verdastre e azzurre), sono chiamate “mari”.

Generalmente, salvo alcune eccezioni, queste colorazioni non indicano una effettiva diversità morfologica od orografica dei terreni, ma piuttosto una diversa composizione del suolo, essendo la sabbia di grana fine più riflettente di quella composta da granelli grossolani.

Le regioni più scure si localizzano principalmente nell’emisfero sud del pianeta, e rappresentano il 40 per cento della intera superficie. La loro colorazione non è uniforme, ma sfuma nelle più svariate tonalità.

I deserti delle regioni chiare si estendono sul 55% della superficie, e la loro sfumatura ocra – dovuta alla presenza di ferro fortemente ossidato – è responsabile della colorazione generale del pianeta.

www.coelum.com

67