Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 50

Coelum Astronomia

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Asaph Hall e la scoperta dei satelliti di Marte

Il 1877 fu un anno fondamentale per lo studio di Marte. Quale migliore occasione di un’opposizione profonda come quella del 1877 per tentare di risolvere una volta per tutte la diatriba sull’esistenza o meno di un satellite naturale di Marte, questione che si trascinava da decine di anni?

Chi ci provò seriamente fu Asaph Hall (1829-1907), un tranquillo astronomo americano.

In effetti, dopo alcune osservazioni Hall non trovò niente e di certo avrebbe abbandonato le ricerche se sua moglie Angeline non l’avesse rincuorato e convinto a tentare ancora una volta.

Hall lo fece e nel corso della notte fra il 16 e il 17 agosto, alle 23:50 locali (4:50 TU del 17 agosto), vide un puntino luminoso, riuscendo a seguirlo per almeno un paio d’ore. L’oggetto, ancora situato a est di Marte, era di magnitudine +13 e sembrava muoversi rispetto alle stelle quasi con la stessa velocità del pianeta. Dunque, quasi certamente si trattava di un satellite vicino alla sua elongazione massima, avvistato nel momento della fase stazionaria.

Dopo cinque giorni di nuvole, Hall si rimise al telescopio per confermare la scoperta e, con grande sorpresa, scoprì un secondo minuscolo satellite. Erano Phobos (“Paura”) e Deimos (“Terrore”), come i due figli del dio della guerra.

Sopra. Asaph Hall ritratto in un dipinto del 1878 tuttora conservato presso il Naval Observatory. Orfano di padre all’età di 13 anni, e con una famiglia trovatasi per questo in disagiate condizioni economiche, Asaph lavorò duramente anche da ragazzo per mantenersi agli studi di matematica. Entrò nel 1857 all’Osservatorio di Harvard come aiutante degli astronomi William e George Bond, e nel 1862 approdò all’U.S. Naval Observatory di Washington. Era un osservatore entusiasta e acuto, e un abile matematico e calcolatore. Inizialmente a Washington lavorò con uno strumento

relativamente modesto (il rifrattore Merz da 24 cm)

ma nel 1873 fu installato il grande rifrattore Clark da 26 pollici di apertura e 10 metri di focale. Lo strumento era indirizzato soprattutto allo studio delle stelle doppie e delle orbite dei satelliti del Sistema Solare, compito allora di fondamentale importanza perché consentiva di dedurre con precisione la massa dei pianeti.

A sinistra. Phobos e Deimos. La posizione dei “puntini di luce” osservati da Hall il 12 e il 17 agosto. A quel tempo Marte era quasi al massimo delle sue dimensioni angolari.