Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 48

Il 1877 merita un discorso a parte. Non tanto per l’invenzione da parte di Thomas Edison del fonografo a cilindro, quanto per quello che, a buon diritto, segnò un punto di svolta nello studio e nella conoscenza proprio del nostro “vicino”.

Il 5 settembre 1877 si verificò un’opposizione che portò Marte sotto i 56 milioni di chilometri di distanza dalla Terra e questa condizione particolarmente favorevole avvantaggiò in particolare due astronomi. Dalla specola dell’Osservatorio di Brera di cui era direttore, Giovanni Virgilio Schiaparelli utilizzò un eccezionale telescopio Merz da 218 mm di diametro per mettere finalmente d’accordo le diverse visioni che i vari astronomi avevano avuto di Marte fino ad allora.

Ma quello che più impressionò e avrebbe segnato per lungo tempo il rapporto dei terrestri con il loro “vicino”, fu la sua spiegazione delle lunghe forme scure e strette, che interpretò come dei “canali”.

Inizialmente Schiapparelli aveva l’idea di corsi d’acqua di origine naturale, ma in seguito, in un articolo intitolato “La vita su Marte”, l’astronomo salì "in groppa all’ippogrifo della fantasia", come soleva dire quando parlava delle sue ipotesi più ardite, e considerò la possibilità che si trattasse di

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telescopio non gli permise di vedere l’opposizione di Marte del 18 agosto di quell’anno, ma il suo sforzo ventennale fu premiato riconoscendo una “nebula” che presentava una forma a spirale.

Non era altro che M 51, e negli anni a venire il conte ne scoprì altre quattordici che sembravano avere lo stessa forma e che per questo furono battezzate “nebulose a spirale”. Com’era stata usanza fin dalle prime osservazioni, Lord Rosse le immortalò in disegni.

Le tecniche di fotografia, infatti, erano ancora agli albori e uno dei primi a perfezionare il metodo rendendolo in grado di dare dei risultati soddisfacenti fu Warren De La Rue, che mise a punto un telescopio capace di prendere immagini del Sole. L’astronomo inglese utilizzò il suo fotoeliografo durante l’eclisse del 1860, che si verificò proprio il giorno successivo l’opposizione di Marte del 17 luglio, e le fotografie, o meglio dagherrotipi, scattate in quell’occasione, furono determinanti per stabilire che le protuberanze solari e la corona fanno parte del Sole e non della Luna. Allora, Giuseppe Garibaldi e i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia da quasi un mese (restava solo Messina, “liberata” il 28 luglio) e c’è da scommettere che Marte abbia particolarmente apprezzato il colore delle loro camicie!

5 settembre 1877