Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 41

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A sinistra, una raccolta di disegni di osservazioni di Saturno, precedenti a quelle di Huygens e condotte da vari scienziati dell’epoca, dimostra come fosse vivido l’interesse per l’inusuale struttura scorta con i primi strumenti ottici attorno al gigante gassoso. Fu Huygens ad avere l'intuizione: il globo di Saturno è circondato da un anello, in ogni punto staccato dal pianeta. A destra, un ritratto di Christiaan Huygens (1629-1695).

Ma c’era dell’altro. In quei mesi Huygens scoprì anche che Saturno aveva un satellite: Titano. A questo punto non è escluso, anzi è probabile, che l’allora ventiseienne astronomo olandese, il quale di lì a qualche mese avrebbe inventato anche il pendolo, abbia dato una sbirciatina anche a quel punto rosso nel cielo, che in quel periodo sembrava aver perso tutta la sua timidezza. E mentre su una lontana isola italiana le bende venivano a mancare, come pure i letti e i medici, e la gente moriva, Marte ammiccava attraverso le lenti di un telescopio nuovo di zecca, levigate come mai prima d’allora.

8 settembre 1672 e 8 agosto 1687

Quando Luigi XIV decise di far diventare la Francia la più grande potenza militare d’Europa, Marte era pronto per il suo successivo incontro ravvicinato, che si verificò l’8 settembre 1672. Quell’anno, mentre da Parigi il Re dava ordine di invadere l’Olanda con il più grande esercito che si fosse mai visto dai tempi dei romani, sempre da Parigi Gian Domenico Cassini determinava proprio la distanza di Marte e quella degli altri oggetti del Sistema Solare, allora conosciuti con una precisione senza precedenti. L’astronomo ligure stimò infatti la distanza Terra-Sole pari a quasi 139 milioni di chilometri, con un difetto di solo il 7%. Per la prima volta si ebbe un’idea sull’ordine di grandezza del Sistema Solare, e quindi di quanto piccolo in realtà fosse il ruolo della Terra e dell’Uomo all’interno di un cosmo che stava cominciando a svelare i suoi misteri.

Le Leggi del moto dei pianeti, ad esempio, erano state enunciate da Keplero già nel 1609 (proprio studiando l’orbita di Marte, e grazie alla precisione delle osservazioni di Tycho), ma restava da capire che cosa mai teneva i pianeti “incollati” ai loro tragitti ellittici come su dei binari invisibili. C’era forse bisogno di una mela…