Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 38

Coelum Astronomia

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Chissà cosa può aver pensato un nostro lontano antenato notando in cielo, sicuramente scuro e non inquinato, quella infuocata stellina color arancione che altro non era se non il pianeta Marte. Se non sapessimo che si tratta di una sfera di roccia di poco più di 6.700 chilometri di diametro, parte di un Sistema di altre sfere che girano intorno al Sole, che cosa penseremmo anche noi di quel punto di luce che ci fissa dall’alto come un malefico occhio rossastro?

È proprio così, infatti, che può apparire Marte durante un’opposizione al perielio, ovvero in una di quelle rare configurazioni orbitali che portano la Terra e Marte alla loro distanza minima, una configurazione che prende nome di Grande Opposizione. E se, proprio in quell’occasione, il vostro sguardo cadesse su di esso, sareste di certo indotti a pensarne di tutti i colori, ma probabilmente il primo a cui pensereste è il colore rosso, il colore del sangue... Dev’essere stato così, se in molte civiltà antiche il Pianeta Rosso è stato associato allo spargimento di sangue per eccellenza.

Era il dio della guerra Ares per i Greci, Marte per i Romani, Nergal per i Sumeri, mentre nemmeno

per le popolazioni dell’India doveva avere l’aria amichevole se gli avevano attribuito i nomi di Angaraka (carbone ardente) o Lothitanga (corpo rosso). Insomma, comunque sia stato chiamato e qualsiasi simbolismo gli sia stato attribuito nel corso dei secoli, tra un’opposizione e l’altra, e forse anche proprio a causa di queste, Marte ha sempre avuto il potere di inquietare e suggestionare gli animi di noi “terrestri”.

Per milioni di anni, ogni 15/17 anni, Marte si è avvicinato al nostro pianeta a una distanza minore di 60 milioni di chilometri, silenzioso come un tizzone di brace nell’oscurità, mentre sulla Terra gli aminoacidi si componevano, gli organismi unicellulari si raggruppavano, i primi invertebrati strisciavano fuori delle acque, i dinosauri si estinguevano e gli uomini accendevano i primi fuochi. Nel frattempo lui era sempre lì, a osservare.

I babilonesi furono forse i primi a “notare” la sua presenza, 4.000 anni fa, insieme alle altre quattro

Sopra. Rilievo partiano di Nergal, del I-II secolo a.C., rinvenuto ad Hatra in Iraq.

A sinistra. Ritratto di Tycho Brahe, dipinto da Eduard Ender (1596), conservato al Castello di Skokloster.