Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 215

Tornando ora a Eltanin, tale nome – spesso storpiato in Etamin – deriva dall'arabo At-Tinnin (“il grande serpente”), evidente riferimento all’intera costellazione. Lontana 148 anni luce, si tratta di una fredda gigante arancione di tipo K5 (3.900 K), dalla massa e raggio pari a 1,7 e 50 volte i corrispettivi solari. Nata con una massa circa 1,7 volte quella del Sole, l’evoluzione ha portato la stella a iniziare a ingigantirsi, oltrepassando già l’equivalente della metà dell'orbita di Mercurio. Da tali valori, la sua luminosità, emessa in gran parte anche come radiazione infrarossa, risulta ben 470 volte quella del Sole.

Cosa nota a pochi, Eltanin è nota nei paesi anglosassoni come “stella dello zenit”, in virtù del suo passaggio in prossimità dello zenit alla latitudine dell'Osservatorio di Greenwich. Questo particolare, all’apparenza trascurabile, fu però di estrema importanza nel XVIII secolo allorché nel 1725, un giovane professore di Oxford, James Bradley, si mise al telescopio con l'intenzione di trovare i segni del movimento apparente delle stelle, che doveva sussistere per forza di cose, se era vero che la Terra descrive un orbita attorno al Sole. Conseguenza immediata del modello eliocentrico era infatti che un qualsiasi osservatore, per inquadrare la medesima stella durante differenti periodi dell'anno, deve puntare il telescopio su coordinate leggermente diverse. Il caso eclatante è costituito dallo stesso Sole, che viaggia apparentemente di costellazione in costellazione durante il corso dell'anno ma che in realtà non si muove. Analogamente, le stelle lontane avrebbero dovuto descrivere una piccola ellisse. Il punto era: quanto piccola? Ciò dipendeva evidentemente dalla loro distanza. Ma potevano le tecniche di allora rilevare i loro minuti spostamenti?

La risposta, che oggi conosciamo ma che all'epoca Bradley non sapeva, è no, in quanto le stelle sono troppo distanti da noi.

Anche se non raggiunse l'obbiettivo prefissato, la

cura fu tanta che in compenso conseguì un altro importante risultato.

Bradley installò a Kew Green un telescopio da 7 metri e mezzo di focale puntato verso lo zenit e iniziò proprio con la stella Eltanin, che era fortemente sospettata di mutare posizione. La cosa interessante è che egli la osservava di giorno, essendo abbastanza luminosa. Quindici giorni

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Eltanin, la stella dello zenit e l’aberrazione della luce

Tornando ora a Eltanin, tale nome – spesso storpiato in Etamin – deriva dall'arabo At-Tinnin (“il grande serpente”), evidente riferimento all’intera costellazione. Lontana 148 anni luce, si tratta di una fredda gigante arancione di tipo K5 (3.900 K), dalla massa e raggio pari a 1,7 e 50 volte i corrispettivi solari. Nata con una massa circa 1,7 volte quella del Sole, l’evoluzione ha portato la stella a iniziare a ingigantirsi, oltrepassando già l’equivalente della metà dell'orbita di Mercurio. Da tali valori, la sua luminosità, emessa in gran parte anche come radiazione infrarossa, risulta ben 470 volte quella del Sole.