Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 212

Coelum Astronomia

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stelle che si insinua tra le due orse – o, meglio, tra i due “carri” – che curva e poi ricurva delineando il lungo sinuoso corpo del mostruoso rettile.

Diversamente, la tradizione araba rappresentò entro le stelle dell’odierno Drago una sorta di scena nella quale due iene, rappresentate da η e ζ Dra, sono viste attaccare un cammello bambino (una debole stella vicino β Dra), protetto da quattro cammelli femminili, rappresentati da β, γ , ν e ξ Dra, con un'altra madre cammello (μ Dra) che corre per unirsi a loro: figura, definita nel complesso, al'awa'id. I nomadi che possiedono i cammelli sono accampati nelle vicinanze, rappresentati da un treppiede da cucina composto da υ, τ e σ Dra. Inoltre, la coppia ω e f Dra era conosciuta come "gli artigli della iena" (Al Aṭhfār al Dhīb). Ricordiamo qui brevemente, che gli antichi arabi, così come accadeva spesso in Cina, rappresentavano nelle singole stelle una determinata figura, al contrario degli astronomi occidentali che rappresentavano figure in insiemi di stelle.

In relazione alla lunga sequenza di stelle che delinea la figura del Drago, Camille Flammarion ebbe a precisare che: «…è una delle più felici che siano state immaginate per riunire buon numero di stelle disseminate irregolarmente; queste figure di serpenti, di dragoni, di fiumi, si prestano bene a qualunque disposizione di stelle e, mediante ripetuti giri e rigiri, è facile di raggruppare degli astri vicini e lontani. È probabile che questa figura sia stata disegnata sulla sfera celeste dopo quelle due Orse e di Ercole per riempire il vuoto rimasto in quella parte di Cielo mediante la riunione delle stelle prima trascurate, per cui è anche da ritenersi che tanto la forma quanto il nome di questa costellazione derivino da quelle medesime circostanze».

Il Drago è una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo nel suo Almagesto e in seguito cambiata in quella dei santi Innocenti, ovvero gli infanti della famosa strage perpetrata dal re Erode.

Sopra. Camille Flammarion nacque il 26 febbraio 1842 a Montigny le Roi (Alta Marna) da una famiglia di osti che lo aveva destinato al sacerdozio. Studiò quindi nel seminario di Langres fino al 1856 quando, trasferitosi a Parigi, si appassionò allo studio del cielo. Nel 1858 venne ammesso all'Osservatorio di Parigi, diretto allora dal Leverrier, dove rimase però soltanto quattro anni. Nel 1862 entrò come calcolatore al Bureau des Longitudes e pubblicò il suo primo lavoro, “La pluralitè des mondes habités”. Nel 1866 lasciò anche il Bureau per dedicarsi completamente alla divulgazione, producendo una serie di opere che lo resero presto popolare in tutto il mondo. Tanto che uno dei suoi ammiratori più entusiasti gli donò un castello a Juvisy dove, assistito da E. Antoniadi e l'abate Moreaux, nel 1882 mise in funzione il suo osservatorio.