Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 195

Riferimenti storici

Per quanto riguarda l'origine della denominazione "Mare Humorum", questa venne assegnata dal Riccioli nel 1651. Inoltre Langrenus ed Hevelius diedero il nome rispettivamente di "Mare Venetum" e "Sinus Sirbonis". Lo stesso Riccioli dedicò la denominazione del cratere Gassendi a Pierre Gassend (1592-1655), astronomo francese in contrasto con la teoria dell'immobilità della Terra, che per primo determinò la velocità del suono nell'aria.

Guida all'osservazione

I crateri Archimedes, Aristillus, Autolycus

Ci troviamo in prossimità

del limite più orientale

di una enorme

distesa

relativamente

pianeggiante con

una superficie di

830.000 km2 e un

diametro di 1.300

km situata nel settore

centro settentrionale della Luna, nota come mare Imbrium. Una gigantesca struttura da impatto la cui origine viene fatta risalire al Periodo Geologico Imbriano Inferiore collocato a 3,8 miliardi di anni fa. Una volta colmata di materiale lavico, i successivi impatti di corpi meteoritici ne modificarono profondamente l'aspetto originario così come lo possiamo osservare noi oggi con i nostri telescopi. Ed è proprio qui che la sera del 25 marzo punteremo i nostri strumenti andando a osservare un bellissimo terzetto costituito dai crateri Archimedes, Aristillus e Autolycus.

Per individuare la regione lunare dei tre crateri dovremo prendere in considerazione il settore settentrionale del nostro satellite, orientando il telescopio su quel grande arco montuoso costituito dai monti Appennini, Caucasus e Alpi alle cui estremità vi sono i crateri Plato a nord ed Eratosthenes a sud. A questo punto scorgeremo senza problemi il bel terzetto di crateri oggetto questo mese delle nostre osservazioni.

Ancora più ad oriente ci avviciniamo sempre più agli imponenti bastioni occidentali dei monti

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Anomalie

Alphonsus può essere considerato come uno dei crateri lunari maggiormente interessati dai cosiddetti Fenomeni Lunari Transienti (TLP). Fra gli episodi più eclatanti dobbiamo citare l'osservazione effettuata dall'astronomo sovietico Nikolaj Kozyrev, quando dall'Osservatorio di Crimea, la notte fra il 2 e il 3 novembre 1958, con uno spettroscopio applicato al telescopio di 125 cm, affermò di aver notato sulla sommità del picco centrale una zona luminosa e una nube rossastra, ritenendo che si trattasse di una eruzione vulcanica. Analogo fenomeno (una lieve nebulosità) venne osservato e fotografato da Dinsmore Alter, il 26 ottobre 1956 con uno strumento di 1,5 metri presso l'Osservatorio di Monte Wilson, ma tali fenomeni rimasero controversi. Successivamente furono notati vari bagliori rossastri, mentre dalle migliaia di foto del picco centrale di Alphonsus riprese dalla sonda Ranger 9, nel marzo 1965, non risultarono anomalie.

La piramide di Alphonsus Alpha

Esiste da tempo una disputa riguardo al picco Alphonsus Alpha che secondo vari osservatori rivelerebbe una forma piramidale, pertanto sarebbe interessante osservare sistematicamente questa struttura sotto differenti angolazioni di illuminazione solare, ponendo una particolare attenzione alla eventuale bilobazione della sua sommità mentre viene interessata dalla luce del Sole.

Per l'osservazione della "Catena Davy" l'appuntamento è per la serata del 21 luglio quando dalle 21:00/21:30 in poi, con la Luna in fase di 8,70 giorni (Colong. 17,1°; altezza iniziale +29°58'; culminazione in meridiano 20:46) a +31°, si renderà necessario spostare le nostra attenzione sul margine orientale del mare Nubium, dove fra questo vastissimo bacino da impatto e i crateri Ptolemaeus e Alphonsus concentreremo l'attenzione su questa particolare struttura geologica la cui formazione

viene fatta risalire al Periodo Geologico Imbriano collocato da 3,8 a 3,2 miliardi di anni fa. La Catena Davy è costituita da un allineamento di almeno 23 piccoli craterini con dimensioni da 1 a 3 km, ed estensione di circa 50 km in direzione est/ovest fra i crateri Davy-C (diametro 3,4 km) e Davy-G (diametro 16 km), occupano gran parte dell'area di Davy-Y (diametro 70 km) con un percorso ad arco orientato da sudovest a nordest. Per una dettagliata osservazione di questa

interessantissima struttura lunare è richiesto un riflettore intorno ai 200 mm di diametro.

La sua particolare conformazione potrebbe derivare dalla dinamica di un probabile impatto multiplo sulla superficie lunare, a causa della frammentazione del corpo impattante, mentre non viene esclusa l'ipotesi di un'origine legata al vulcanismo lunare. In ogni caso, il reale evento geologico da cui si formò la Catena Davy rimane tuttora sconosciuto. Immagini in alta risoluzione rivelano che

questi crateri dovrebbero provenire tutti dal medesimo evento, in quanto i materiali espulsi non interferiscono con i crateri immediatamente vicini.

Questa eccezionale struttura prende il nome dal vicino cratere Davy di 36 km di diametro, la cui formazione risale al Periodo Geologico Imbriano Superiore collocato da 3,8 a 3,2 miliardi di anni fa. Davy si presenta con una forma circolare e col cratere Davy-A di 15 km incastonato sulla sua

21 luglio. La “Catena Davy”