Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 16

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Il buco nero più vorace dell’universo

di Maura Sandri – Media INAF

Coelum Astronomia

Un buco nero supermassiccio brillante. Crediti: Esa/Hubble e Nasa

Gli astronomi dell’Australian National University (ANU) hanno trovato il buco nero più vorace dell’universo: un mostro che divora una massa equivalente a quella del nostro Sole ogni due giorni! Lo hanno trovato guardando a più di 12 miliardi di anni fa, quando si calcola che questo buco nero supermassiccio avesse le dimensioni di circa 20 miliardi di soli, con un tasso di crescita dell’uno per cento ogni milione di anni.

«Questo buco nero sta crescendo così rapidamente che risplende con una luminosità migliaia di volte superiore a quella di un’intera galassia, a causa dell’attrito e del calore che sprigionano tutti i gas che vengono risucchiati quotidianamente verso il suo interno», spiega Christian Wolf della Research School of Astronomy and Astrophysics dell’ANU. «Se questo mostro fosse seduto al centro della nostra galassia, apparirebbe dieci volte più luminoso di una luna piena. Sembrerebbe un punto incredibilmente luminoso, tale da sbiadire la luce di tutte le stelle nel cielo».

Wolf sostiene che l’energia emessa da questo buco nero supermassiccio sia per lo più luce ultravioletta e radiazione X. «Di nuovo, se questo mostro fosse al centro della Via Lattea probabilmente renderebbe impossibile la vita sulla Terra per via dell’enorme quantità di raggi X irradiati».

L’oggetto è stato trovato combinando i dati di Gaia con la fotometria della SkyMapper DR1 e del Wide-field Infrared Survey Explorer (Wise). Il telescopio SkyMapper presso l’ANU Siding Siding Spring Observatory ha rilevato la sua luce nel vicino infrarosso. «Questi grossi buchi neri che accrescono materia molto rapidamente sono estremamente rari e li stiamo cercando da diversi mesi con lo SkyMapper. Il satellite Gaia dell’ESA ci è stato di grande aiuto per trovare questo buco nero supermassiccio».

Wolf sostiene che siccome questi tipi di buchi neri sono estremamente brillanti, possono essere usati come fari per studiare la formazione degli elementi nelle prime galassie dell’Universo. «Gli scienziati potrebbero essere in grado di vedere le ombre degli oggetti posti di fronte al buco nero supermassiccio», conclude Wolf. Non solo, gli strumenti che verranno costruiti e montati sui grandi telescopi terrestri del prossimo decennio, potranno misurare l’espansione dell’Universo usando proprio questi buchi neri molto luminosi.