Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 147

Ma come si fa a rintracciare Venere quando è vicino al Sole?

Non lo si può certo cercare in modo casuale, perché se per sbaglio nel telescopio entrano dei raggi solari si rischia la cecità! Prestate sempre molta attenzione! La soluzione più semplice, dopo aver messo a fuoco su un soggetto terrestre lontano, è puntare il Sole avendo prima interposto all’obiettivo un filtro solare. La corretta messa a fuoco con il filtro davanti quasi sicuramente cambia, e per questo è meglio focheggiare prima di applicarlo dato che, pur ritrovandosi un'immagine solare probabilmente leggermente sfocata, una volta puntato Venere bisognerà togliere il filtro, con il pianeta che risulterà a fuoco o quasi.

Per centrare Venere ci aiuteremo con i cerchi graduati della montatura opportunamente stazionata o perlomeno stazionata in modo sufficiente. Occorrerà quindi muovere lo strumento tenendo conto delle differenze in declinazione e ascensione retta esistenti tra i due corpi, ricavabili su riviste, almanacchi o da un software planetario astronomico.

Se la montatura fosse stata stazionata in modo preciso la sera prima, o avessimo a disposizione una postazione fissa, tutto risulterà ovviamente più semplice e ci penserà il puntamento automatico (se presente) a trovare il nostro obbiettivo.

In ogni caso, in un modo o nell’altro, una volta arrivati a destinazione togliamo il filtro solare al telescopio e guardiamo con cautela nell’oculare (attenzione sempre ai raggi solari!), che dovrà essere scelto di lunga focale per garantire un campo maggiore. In quel campo dovremo ritrovarci Venere. Proprio in questa fase si apprezzerà la messa a fuoco compiuta precedentemente su un soggetto terrestre, che ci permetterà di distinguere il pianeta che altrimenti rischieremo di non vedere, diluito in un fondo cielo uniforme che non ci aiuterebbe di certo nel mettere a fuoco. Se Venere non è nel campo dell’oculare muoviamo il telescopio con circospezione continuando a guardare nell’oculare, cercandolo con piccoli movimenti attorno al punto dove siamo giunti. Se le ricerche non danno esito bisognerà ripetere l’operazione tornando a puntare il Sole. Una volta scovato, Venere ci apparirà impressionante, mostrandosi come una sottilissima falce che però brilla intensamente nonostante la luce diurna e la vicinanza al Sole.

Solitamente in quelle condizioni prospettiche, quando la distanza angolare dalla nostra stella è inferiore agli otto gradi, le cuspidi del pianeta sono allungate e più che di una falce si può parlare di semicerchio o addirittura, a volte, di cerchio intero (ma attenti agli ingannevoli effetti ottici).

Per una visione più proficua cambiamo in seguito oculare e osserviamolo almeno a medio ingrandimento (80-100x), valutando comunque quanto ingrandire in base al seeing, che durante il giorno è solitamente sfavorevole. Un filtro giallo o arancio, al limite va bene anche quello lunare, ci garantirà una miglior visione, dato che attenuerà la luminosità del fondo cielo e ci aiuterà a “staccare” meglio il pianeta.

strumento tenendo conto delle differenze in declinazione e ascensione retta esistenti tra i due corpi, ricavabili su riviste, almanacchi o da un software planetario astronomico. Se lo

Falcetto di Venere ripreso in pieno giorno con una fotocamera con obiettivo spinto a 300 mm di focale. Ripresa del 27/6/2012 di Claudio Pra

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