Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 143

Sopra. Una ripresa diurna di Venere prossima alla congiunzione eliaca inferiore, realizzata il 29 ottobre 2010 quando l’elongazione del pianeta era di circa 6° sud. Webcam Vesta al fuoco di un Celestron 8 f/10 con filtro IR-pass. Selezione dei migliori 80 frame da un filmato da 60 secondi a 10 fps. Crediti: Elisabetta e Gerardo Sbarufatti

Galileo fu il primo a vedere la falce

Nel mese di ottobre del 1610, al tramonto del Sole, Galileo puntò il suo telescopio anche verso il pianeta Venere e (ufficialmente) primo essere umano al mondo ne osservò per tutto l’autunno la progressione delle fasi. Una prova in più contro la veridicità del sistema tolemaico e a favore di quello copernicano (e parzialmente di quello di Tycho Brahe), tanto che come voleva l’usanza del tempo in dicembre si affrettò a criptare la scoperta in una frase «Haec immatura a me iam frustra leguntur», che tramite Giuliano de’ Medici fece recapitare a Keplero. Opportunamente anagrammata, la frase restituiva l’essenza della scoperta compiuta dal pisano: «Cynthiae figuras aemulatur Mater amorum», ovvero «La madre dell’amore [Venere] imita le forme di Cinzia [la Luna]».

La distanza tra la Terra e Venere muta ovviamente di continuo, visto che i due pianeti si muovono attorno al Sole lungo le rispettive orbite ellittiche a distanze e velocità diverse. Possiamo così “avvicinare” Venere fino a una distanza minima di circa 40 milioni di chilometri o ritrovarcelo alla massima distanza di quasi 260 milioni di chilometri. Il momento del maggior avvicinamento si ha quando Venere passa tra noi e il Sole, ed è chiamato congiunzione inferiore (Ci). Per contro la massima distanza viene raggiunta quando Venere viene a trovarsi rispetto a noi dalla parte opposta del Sole, in questo caso si ha la congiunzione superiore (Cs). In mezzo ci sono naturalmente distanze comprese fra questi due estremi.

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