Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 121

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Sempre con il metodo stenopeico, semplicemente praticando dei forellini con uno spillo su un foglio di cartoncino nero, è possibile ricreare l’immagine del sole, magari in eclisse parziale, in modo da vedere i falcetti proiettati a distanza di circa un metro, e poi fotografarli come mostrato nella Foto 8.

Un’altra applicazione della fotografia stenopeica che vede il Sole come soggetto principale di ripresa è quella chiamata Solargrafia, una pratica che sta prendendo sempre più piede anche tra gli appassionati italiani e di cui riportiamo, nelle prossime pagine, alcuni esempi ed esperienze.

In ultimo, ho tentato la fotografia della Luna utilizzando una macchina fotografica digitale, nello specifico la reflex Nikon D3100, come al solito rimuovendo l’obiettivo a lenti e avvitando un tubo di prolunga coperto all’estremità con un cartoncino su cui avevo praticato prima un forellino.

Le riprese sono state effettuate la sera del 21 gennaio, verso mezzanotte con la Luna calante che sorgeva a est. Per quanto riguarda le distanze tra il forellino e il sensore sono partito dal valore di soli 25 mm, quindi con il foro molto vicino al sensore, per poi ogni volta raddoppiare questa distanza a valori quindi di 50 mm, 100 mm, 200 mm, 400 mm, 800 mm e 1.600 mm; oltre non sono andato altrimenti l’immagine della Luna sarebbe stata più grande del sensore della macchina fotografica!

Il diametro del forellino è stato ovviamente aumentato secondo quanto spiegato qui sopra, quindi da 0,18 mm per la distanza di 25 mm a 1,4 mm per la distanza di 1.600 mm. La macchina fotografica è stata impostata alla sensibilità di 100 ISO, mentre i tempi di esposizione ottimali

Sotto. Foto 8: Foto di uno schermo su cui si sono proiettate 47 immagini del sole in eclisse parziale attraverso 47 forellini.

Un’altra applicazione della fotografia stenopeica che vede il Sole come soggetto principale di ripresa è quella chiamata Solargrafia, una pratica che sta prendendo sempre più piede anche tra gli appassionati italiani e di cui riportiamo, nelle prossime pagine, alcuni esempi ed esperienze.

In ultimo, ho tentato la fotografia della Luna utilizzando una macchina fotografica digitale, nello specifico la reflex Nikon D3100, come al solito rimuovendo l’obiettivo a lenti e avvitando un tubo di prolunga coperto all’estremità con un cartoncino su cui avevo praticato prima un forellino.

Le riprese sono state effettuate la sera del 21 gennaio, verso mezzanotte con la Luna calante che sorgeva a est. Per quanto riguarda le distanze tra il forellino e il sensore sono partito dal valore di soli 25 mm, quindi con il foro molto vicino al sensore, per poi ogni volta raddoppiare questa distanza a valori quindi di 50 mm, 100 mm, 200 mm, 400 mm, 800 mm e 1.600 mm; oltre non sono andato altrimenti l’immagine della Luna sarebbe stata più grande del sensore della macchina fotografica!

Il diametro del forellino è stato ovviamente aumentato secondo quanto spiegato qui sopra, quindi da 0,18 mm per la distanza di 25 mm a 1,4 mm per la distanza di 1.600 mm. La macchina fotografica è stata impostata alla sensibilità di 100 ISO, mentre i tempi di esposizione ottimali risultanti sono stati di 1 secondo per la distanza di 25 mm e 60 secondi per la distanza di 1.600 mm.

Il risultato è presentato nella Foto 9: qui è evidente sia l’effetto dell’ingrandimento, sia l’effetto della maggiore risoluzione angolare man mano che la distanza tra il foro e il sensore aumenta, come già detto però aumentando opportunamente anche il diametro del forellino. L’ultima delle immagini è la somma di un centinaio di scatti poi sovrapposti allo scopo di aumentare la visibilità dei “mari” della Luna.

Sotto. Foto 9: La Luna fotografata con distanze foro/sensore di 25 mm, 50 mm, 100 mm, 200 mm, 400 mm, 800 mm e 1600 mm. L’ultima immagine è la somma, elaborata, di 100 immagini riprese a 1600 mm.

opportunamente anche il diametro del forellino. L’ultima delle immagini è la somma di un centinaio di scatti poi sovrapposti allo scopo di aumentare la visibilità dei “mari” della Luna.

risultanti sono stati di 1 secondo per la distanza di 25 mm e 60 secondi per la distanza di 1.600 mm.

Il risultato è presentato nella Foto 9: qui è evidente sia l’effetto dell’ingrandimento, sia l’effetto della maggiore risoluzione angolare man mano che la distanza tra il foro e il sensore aumenta, come già detto però aumentando opportunamente anche il diametro del forellino. L’ultima delle immagini è la somma di un centinaio di scatti poi sovrapposti allo scopo di aumentare la visibilità dei “mari” della Luna.