Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 12

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trovare antico carbonio preservato nei primi cinque centimetri di roccia della superficie del pianeta dà agli scienziati la sicurezza che il rover Mars 2020 della NASA e il rover ExoMars dell’ESA ne troveranno sicuramente di più, sia in superficie che, potendo perforare più a fondo, nel sottosuolo.

Le stagioni del metano

Il secondo studio si è concentrato proprio sulla presenza di metano in atmosfera marziana. Nell’arco di tre anni marziani (tra i cinque e i sei anni terrestri) il TLS (Tunable Laser Spectrometer) sempre dello strumento SAM a bordo del rover Curiosity, ha analizzato le quantità di metano presenti nell’atmosfera marziana, sempre nell’area del cratere Gale ma, secondo Christopher Webster, del Jet Propulsion Laboratory della NASA e autore principale dell studio, può considerarsi un campione rappresentativo per l’intero pianeta, grazie all’alto “mescolamento” dell’aria nell’atmosfera del Pianeta Rosso.

Quello che i ricercatori hanno scoperto è che la concentrazione di metano nell’atmosfera varia molto nel tempo, da un minimo di circa 0,24 a un massimo di 0,65 parti per miliardo, ma non solo... È stato rilevato un picco verso la fine dell’estate sull’emisfero nord del pianeta e un calo durante l’inverno. Questa forte stagionalità esclude che il picco di concentrazione avvenga a causa di impatti asteroidali. L’ipotesi di Webster e del suo team è che il metano fuoriesca da serbatoi sotterranei, e si leghi alle particelle del suolo quando raggiunge la superficie. Durante le stagioni calde, quindi, una maggior quantità di metano verrebbe liberata e rilasciata nell’aria.

Ma il metano viene distrutto dalla luce ultravioletta nell’arco di poche centinaia di anni, quindi quello ritrovato nell’aria da Curiosity deve essere stato emesso relativamente di recente, il che però non significa che si sia anche formato di recente.

«Questi serbatoi sotterranei potrebbero essere costituiti da metano antico tanto quanto da metano nuovo, creato oggi», ha dichiarato Webster. «Questo non siamo in grado di distinguerlo».

E nemmeno siamo in grado di individuare l’origine di questo metano: può essere prodotto da attività microbica ma anche da processi geologici (come già sottolineato in precedenti scoperte). Inoltre, il nuovo studio riguarda solo i livelli di base del metano marziano e non offre alcuna comprensione significativa di casi eccezionali, come il picco di 7 parti per miliardo osservato da Curiosity nell’arco di poche settimane dalla fine del 2013 all’inizio del 2014.

Certamente, se fosse possibile stabilire se viene rilasciato da improvvisi getti, tipo geyser, provenienti da qualche zona particolare della superficie, e che occasionalmente rilasciano quantità più importanti di metano, tali da giustificare quei picchi “eccezionali” sarebbe un’ottimo punto di partenza per i prossimi rover.

«Questa è la prima volta che vediamo qualcosa di ripetibile nella storia del metano, quindi ci offre un gancio in più per comprenderlo, e tutto ciò è possibile grazie alla longevità di Curiosity: la lunga durata della missione ci ha permesso di individuare degli schemi in questo “respiro” stagionale».

«Con queste nuove scoperte, Marte ci sta dicendo di continuare su questa strada e continuare a cercare prove di vita», ha dichiarato Thomas Zurbuchen, amministratore associato del Science Mission Directorate della NASA, a Washington. «Sono fiducioso che le missioni in corso e quelle programmate sbloccheranno ancora più scoperte mozzafiato sul Pianeta Rosso».

«Sono segnali di vita su Marte?» si chiede in conclusione Michael Meyer, lead scientist per il Mars Exploration Program della NASA. «Non lo sappiamo ma questi risultati ci dicono che siamo sulla strada giusta».