Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 115

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Tenendo la focale corta nascono però altri problemi. Il primo è che, fuori asse, la distanza tra il foro e la pellicola aumenta, generando distorsione ai bordi del negativo e facendo perdere luminosità in queste zone. Questa perdita di luminosità viene accentuata dal fatto che la luce che arriva sui bordi del negativo, essendo molto inclinata rispetto all’asse ottico, quando passa attraverso il foro lo “vede” come un’ellisse di area minore dell’area del forellino, determinando così un’ulteriore perdita di luce.

Altro fenomeno che si verifica ai bordi del campo è la deformazione della macchia di diffrazione, sempre per il fatto che i raggi inclinati “vedono” il forellino come un’ellisse, peggiorando così la risoluzione fuori asse. Detto ciò, e considerato quanto illustrato al paragrafo precedente, ho valutato che un buon compromesso per il diametro del forellino per la focale di 10 mm fosse di 0,14 mm, contro il valore ottimale di 0,10 mm per i soli raggi in asse.

Il lavoro di costruzione mi ha dato molta soddisfazione, e la macchina così realizzata (Figura 3) è stata impiegata molteplici volte per riprendere paesaggi prevalentemente diurni, come il Duomo di Milano (Foto 1) che risulterebbe molto difficile da inquadrare in un solo scatto con lunghezze focali ordinarie per la presenza della statua equestre di Vittorio Emanuele II nel centro della piazza.

Un’altra applicazione interessante è data dalla possibilità di riprendere molto da vicino scenari ampi, come ad esempio i grattacieli mostrati nelle Foto 2, tenendo la macchina fotografica con asse orizzontale in modo da mantenere parallele le linee verticali (foto 2, a sinistra) degli spigoli dei grattacieli, oppure inclinando la macchina per rendere, al contrario, convergenti le linee parallele (foto 2, a destra).

Sopra. Figura 3. Macchina fotografica stenopeica autocostruita (focale 10 mm; diametro foro 0,14 mm).