Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 11

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A sinistra. Nei vari riquadri, sempre più ingrandita, la zona di cielo ripresa dai vari telescopi, a partire dal grande campo del VLT, fino al dettaglio dell'immagine Hubble che ha immortalato la piccola ladra di idrogeno. Crediti: NASA, ESA, S. Ryder (Australian Astronomical Observatory), and O. Fox (STSci).

facilmente. Alcuni di questi frammenti contengono zolfo, ed è questo che potrebbe averli aiutati a conservarsi così a lungo proteggendo le molecole dall’ossidazione.

Queste nuove osservazioni aumentano l’inventario delle sostanze organiche conosciute su Marte e «sono più coerenti con ciò che ci aspetteremmo se gli elementi organici provenissero dalla vita, dai meteoriti o dai

processi geologici», ha detto Jennifer Eigenbrode, biochimica presso il NASA Goddard Space Flight Center e autrice principale di questo primo articolo scientifico. I risultati inoltre indicano concentrazioni di carbonio organico dell’ordine di 10 parti per milione o più, molto vicino alla quantità osservata nei meteoriti marziani e circa 100 volte maggiore delle precedenti rilevazioni di carbonio organico sulla superficie di Marte.

«Quando arrivi a questi livelli, ci si sta avvicinando all’abbondanza di carbonio che troviamo in rocce di età simile qui sulla Terra», spiega sempre Eigenbrode. «Quindi l’aspettativa è che se questa cosa qui sulla Terra era in gran parte biologica circa 3 miliardi di anni fa, allora una possibilità c’è [che possa esserlo stata anche su Marte], ma in realtà non ci dice nulla di specifico, ci dice solo ok, non è strano, non è anomalo».

Sono state anche trovate tracce di tiofeni, benzene, toluene e piccole catene di carbonio, come il propano o il butene. Idrocarburi che, essendosi liberati solo grazie alle alte temperature di SAM, devono essere stati parte di molecole più grandi, ad esempio simili al cherogene. Altra prova indiziaria: il cherogene, sulla Terra, si trova in rocce sedimentarie prodotte da antiche piante e dall’azione di batteri.

Sebbene, però, molecole organiche di questo tipo

sulla Terra siano così strettamente legate al ciclo

della vita possono in realtà avere origine anche da processi non biologici, e la loro scoperta non implica che questa si sia poi davvero sviluppata...

«Curiosity non ha individuato la fonte di queste molecole organiche», precisa infatti Eigenbrode. In ogni caso «sia che si tratti di vita antica, o che sia solo cibo per la vita, o che sia esistita in assenza di vita, la materia organica trovata nei materiali marziani ci offre indizi chimici sulle condizioni in cui si trovava il pianeta e sui processi che erano in corso».

Anche se oggi la superficie di Marte è inospitale, è ormai evidente che nel lontano passato il clima marziano rendeva possibile la presenza di acqua liquida e il suo affiorare in superficie – ingrediente essenziale per la vita così come la conosciamo – e che in quello che era “l’antico lago Gale” esistevano tutti gli ingredienti necessari per la vita, sia i componenti chimici che le fonti di energia. Ed è questo il primo risultato a cui ha permesso di arrivare il rover Curiosity nel suo cammino sulla superficie marziana.

«La superficie marziana è ora esposta alle radiazioni provenienti dallo spazio. Radiazioni e sostanze chimiche aggressive distruggono la materia organica», spiega Eigenbrode. E anche se la scoperta fatta non garantisce un risultato certo,

Sopra. Zolfo e carbonio tra le molecole organiche individuate da Curiosity in rocce sedimentarie marziane di miliardi di anni fa. Crediti: NASA/GSFC